IV DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Es 34,27-35,1; Salmo 35; 2Cor 3,7-18; Gv 9,1 -38b

IV qua 2026C’è continuità tematica che lega le due domeniche centrali del tempo di quaresima: quella trascorsa (Abramo) che dice come il rimanere nella Parola di Gesù è rimanere nella verità che rende liberi, e quella odierna (il cieco nato) che evidenzia la liberazione dalle tenebre dovuta alla non conoscenza di Dio. Il brano di Vangelo che accogliamo in questa domenica è esattamente il seguito del Vangelo di domenica scorsa che terminava con la frase: «Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio» (Gv 8,59), e ha continuità all’azione di Gesù perché inizia dicendo che: «Passando, vide un uomo cieco dalla nascita». Gesù vede; l’azione del vedere o non vedere, è equipollente all’azione di amare o non amare. Anche I discepoli vedono, ma è un vedere di chi vuole iniziare un dibattito perché subito pongono a Gesù un quesito: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». I nostri occhi ci permettono di vedere il mondo, le persone, gli eventi, ma tante volte il nostro sguardo è fatto di principi che ci chiedono di giudicare ciò che vediamo. Il nostro è sguardo che a volte è illuminato da benevolenza o ammirazione, a volte è nascosto, è ottenebrato da filtri che non permettono una visione nitida. Esaminiamo le realtà che vediamo attraverso la lente dei nostri occhi al punto che a volte, le consideriamo buone o cattive secondo i nostri pregiudizi. I discepoli chiedono se l'uomo nato cieco è punito per i suoi peccati o per quelli dei suoi genitori, perché questo è ciò che si crede in Israele: ogni malattia o infermità è il risultato di un peccato, anche se commesso dai genitori. È la religione della retribuzione tanto cara anche ai nostri giorni, ma Gesù si presenta come Colui che viene a ricreare l'uomo, a restituire in lui l'immagine originaria data da Dio fin dalla sua creazione. Denuncia l'errore di credere che una disabilità possa essere causata dal peccato! I discepoli, poi, non avranno più alcun ruolo in questo racconto: scompaiono, ma in realtà non sono mai entrati in relazione con quella persona. Gesù invece lo vede come un fratello a cui Dio può manifestarsi. Questo è lo sguardo di Gesù che trasforma la visione che l'uomo cieco ha di sé restituendogli fiducia.

Il Vangelo non è mai una parola che si impone; non si è costretti a credere al Vangelo, è sempre e solo Parola che si propone: accoglierla o rifiutarla, farla nostra o allontanarla è proiezione della nostra libertà. Per credere, bisogna vedere, ed è qui che Gesù prende l'iniziativa di guarire l'uomo nato cieco; lo fa ripetendo il gesto creativo di Dio: prende la terra, la mescola con la propria saliva e la applica agli occhi del cieco chiedendo a lui di andare a lavarsi alla piscina di Siloe. Il cieco andrà, si laverà gli occhi e li riempirà della luce. È questo che Gesù fa, Lui stesso è la luce: «Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Da questo momento Gesù scompare dalla scena e si apre un lungo confronto tra l’ex cieco e i farisei e poi tra farisei e i genitori di quell’uomo nato cieco, ma i suoi genitori non rispondono per paura di essere esclusi dalla sinagoga. Ai farisei non interessa tanto la guarigione del cieco, non ammettono che il formalismo della Legge non sia rispettato. Gesù, infatti, aveva operato di sabato. Il loro è rifiuto alle parole che Gesù ha sempre detto loro: che il Sabato è fatto per l'uomo e che fare del bene nel giorno di Sabato significa davvero dare gloria a Dio. Qui allora capiamo che l'intera storia è orientata all'affermazione, da parte dei farisei, della Legge piuttosto che la ricerca della vera identità di Gesù, il Messia, ma qualsiasi processo di ricerca della fede deve riguardare questa domanda: chi è Lui? È così che l’episodio della sua guarigione, condurrà ad una professione di fede in Gesù, il Messia, il Figlio di Dio, dell'uomo nato cieco. È la cecità dei farisei e non è quella del cieco nato, a condurli a accettare che Gesù sia il Messia. I farisei sono accecati perché hanno già deciso che Gesù non può esserlo, non deve esserlo solo perché non corrisponde ai loro criteri: non rispetta il sabato, non viene dalle scuole rabbiniche giuste: «costui non sappiamo di dove sia». Essi vedono in Gesù una minaccia perché critica fermamente le derive di cui loro stessi si sono resi colpevoli e che li hanno condotti a sostituire le loro tradizioni alla Parola di Dio. Questa è la sostanziale differenza che porta alla negazione dell'evidenza, al rifiuto di vedere i fatti per se stessi. Il cieco nato dice: «Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo», ed è affermazione che è il punto di svolta straordinario della sua vita, è il vero tornante della sua vita. Certo, è un passaggio che rischia di far rimanere soli perché coloro che hanno una nuova visione, sviluppano poi una qualità e una profondità di sguardo che porta a vedere oltre, che porta a vedere il senso della propria esistenza alla luce però di una fede nuova e rinnovata. Ma questo limita coloro che invece dicono di vedere e che in realtà, non riescono a vedere più lontano del basso orizzonte che è il proprio interesse. Invece di cercare di riuscire a vedere meglio il senso del proprio orizzonte, la chiamata stessa a guardare più in alto, operano per escludere coloro che con loro sono in disaccordo. È qui che il Signore interviene. È Vangelo che mostra quanto sia stretto il legame tra vedere e credere. Il cieco nato ora vede Gesù davanti a lui che gli chiede: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». Colui che parla con te è la bellissima espressione che dice che c’è la relazione, c’è la vicinanza, c’è il dialogo con Lui che si pone davanti. La scelta tra tenebra e luce che Giovanni nel suo prologo aveva presentato, qui si fa concretezza. Finché è ancora giorno il cammino della Quaresima deve essere fondamentalmente questo; un cammino che ci deve aiutare a riscoprire che la nostra vita è preceduta e accompagnata dall'amore di Dio e per scoprire l'amore di Dio, dobbiamo cercare di scoprire chi è quel Gesù di Nazaret che con le sue parole, con le sue azioni, ci rivela l'amore del Padre. Allora, vedere sarà davvero l’accettare il cambiamento; vedere sarà rompere lo status quo di questo che crediamo essere un mondo di comfort rassicurante. La vita cristiana presuppone di guardare le persone e gli eventi con lo sguardo stesso di Dio, con gli occhi di Dio. Questo aiuta a cambiare radicalmente i nostri atteggiamenti che tante volte sono fatti di giudizi affrettati, di classificazioni deprimenti, di ricerca di capri espiatori quando le cose vanno male. Mosè quando scende dal Sinai, ha il volto illuminato perché ha visto il Signore, ha visto la gloria del Signore. Sia così anche per noi che celebriamo con fiducia questa domenica.

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