VI Domenica di Pasqua – Anno A
At 4,8-14; Sal 117; 1Cor 2,12-16; Gv 14,25-29

VIDopoPasq2026Ogni frase del Vangelo che oggi ci è donato merita accoglienza e riflessione. «Non sia turbato il vostro cuore»; è la frase che apre l’imminente congedo di Gesù dai discepoli; è frase contenuta nella sezione chiamata “i discorsi di addio” del IV Vangelo. È quel momento in cui tutte le parole pronunciate da Gesù diventano davvero essenziali, ancora più decisive perché si fanno testamento, perché si fanno consegna a quei discepoli che Lui ama profondamente. È dunque frase che preannuncia il distacco fisico subito seguita però, dalla promessa della venuta dello Spirito Santo che: «Il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Lo Spirito è dunque la memoria viva, è il dono che non permette assolutamente di staccarsi dal Signore; Lui è Colui che ricorda, porta al cuore con vera intensità tutto ciò che Gesù ha detto. Ecco l’augurio per un cammino in cui imparare a vedere la bellezza dei doni di Dio e soprattutto di quel Dono che non farà perdere il contatto con Gesù. È dunque Vangelo che invita ad invocare questo Dono, a invocare la venuta dello Spirito così che i nostri cuori e le nostre labbra si aprano al ringraziamento. Questo è il cuore di questa domenica che chiama tutti alla comunione profonda con il Signore, ed è dentro questo orizzonte che possiamo collocare la preziosa frase: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». La parola "pace" nel suo senso originale significa molto di più dell'assenza di guerra. La sua radice si riferisce all'essere come persona intatta, completa; indica il benessere dell'esistenza quotidiana, lo stato dell'uomo che vive in armonia con la natura, con se stesso, con Dio.

Più in generale, il termine “pace” indica proprio sicurezza, concordia, vita fraterna. Essa ha davvero un significato molto ampio e si espanderà ancora di più lungo tutta la storia di Israele: concepita prima come felicità terrena, la pace apparirà sempre più come un bene spirituale, perché è Dio che ce la concede. I profeti annunciano questo, annunciano l'era felice che il Messia, il "principe della pace", porterà all’umanità. Allora possiamo intendere meglio le parole che Gesù dice subito dopo: «Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». Sappiamo come i discepoli quella notte vivranno prepotentemente la paura e l’angoscia, ma Gesù li anticipa con il dono della pace. Allo stesso modo, dopo la Pasqua, mentre i discepoli erano letteralmente “murati” nel Cenacolo in preda alle loro paure, Gesù viene e li saluta dicendo loro: «Pace a voi!». È dunque pace che rassicura, che domina tutte le storture della vita, ma è anche una pace in cui trovare consapevolezza di un orizzonte nuovo e inedito della vita con il Signore, orizzonte che sembrava smarrito nell’ostinata inimicizia culminata nella Croce. Paolo a questo riguardo scrive che c’è stato il tempo dell’allontanamento, ma: «È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (cfr. Col 1,19-20). Questo è l’invito alla pace tra l'uomo e Dio. La pace interiore, la pace stabilita tra l'uomo e Dio, la pace che Cristo ci offre, è finalmente la pace restaurata tra gli uomini abitati dall'amore nei quali lo Spirito Santo prende dimora. Ce ne rendiamo conto ogni volta che superiamo i nostri conflitti, o nel Sacramento della Riconciliazione. Ma è anche vero che la pace di Cristo che ci è donata e sempre desideriamo per noi stessi, è pace che dobbiamo vivere in mezzo agli sconvolgimenti e agli scontri del mondo per questo Gesù prosegue con l’invito: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». Non abbia timore il vostro cuore anche se il mondo non porta pace, ma divisione, violenza, conflitto e odio. Le croci non mancano davvero sul nostro cammino, Cristo però ci dice che è attraversando la croce, viene la pace. La pace del mondo viene intesa quasi esclusivamente come assenza di guerra; la pace del mondo si concepisce dentro una logica ristretta; la pace del mondo si costruisce con la vittoria sul nemico; la pace del mondo crea confini invalicabili dal nemico. Questa però è la pace romana che si annunciava con il detto: “Se vuoi la pace prepara la guerra” così che dopo duemila anni ci accorgiamo che la pace del mondo è vera solo se puoi armarti per essere più forti dell’avversario. Una pace che si costruisce sulla guerra, sulla sconfitta del nemico, sulla tua vittoria, non è la pace di Gesù. La pace di Gesù è la solidarietà con tutte le vittime, e per avere questa solidarietà, ci dona il suo Spirito d'amore, quell'amore che è la nostra stessa pace che sembra essere assente, ma è realmente pace presente in noi, non più con noi o accanto a noi, ma in noi: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» ci aveva detto domenica scorsa. Lì, in mezzo alle nostre tenebre Lui viene portatore di pace, della sua pace che solo Lui può offrirci. Spetta a ciascuno di noi accoglierla e viverla sotto la guida dello Spirito. Allora queste sono parole che davvero mantengono un’attualità incalzante, crescente; avvertiamo di doverle ancora e sempre riascoltare per essere uomini e donne dalla fede semplice e profonda che sperimentano passione vera per il Signore. Paolo arriva a dire che abbiamo ricevuto dal Signore è la sapienza diversa; Paolo sta davvero mettendoci tutto il suo ardore di Apostolo appassionato per aiutare la gente di Corinto a riconoscere la differenza grande che il Vangelo porta con sé: «L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito». Non è solo un Vangelo scritto, questo è un Vangelo vissuto; la sapienza nuova permette di comprendere le scelte di colui che vuole rimanere più libero nella vita; colui che non vuole ingolfarsi di cose, non vuole riempire a tutti i costi i granai e neppure resta sveglio a vegliare per vedere come può avere e possedere di più. La sapienza nuova permette di accontentarsi della semplice bisaccia, permette a colui che si avverte pellegrino di non ostentare un finto spiritualismo, quanto di guadagnare in essenzialità nella vita così da diventare sempre più capace di voler bene perché non ha da custodire altre cose. Questa è simultaneamente follia che fa esclamare a qualcuno “questi sono matti” e sapienza diversa che permette al cuore semplice di fidarsi veramente di Dio. Siamo allora chiamati alla famigliarità con la Parola affinché, adagio adagio, altri pensieri, che non siano quelli del mondo che dettano logiche di potere, di sfruttamento, di supremazia a tutti i costi. attraversino la nostra persona. Davvero ci aiuti lo Spirito del Risorto a ritrascrivere ne tempo che stiamo attraversando, a non essere turbati perché abbiamo ricevuto la pace dal Signore. Lo Spirito del Risorto faccia sì che queste parole ci muovono dentro, arrivino al cuore e che lentamente ci convertano per avere anche noi il pensiero di Cristo.

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