SantieMortiCiao
1-2 novembre: stiamo per entrare in quei due giorni dell’anno in cui il dolore e la malinconia potrebbero essere i sentimenti che la fanno da padrone. Eh si! Malinconia e dolore. Dolore per un saluto dato senza volerlo, malinconia per suoni e voci che non si odono più, dolore per un distacco non desiderato, malinconia per ricordi che emergono improvvisamente. Malinconia e dolore. Davanti al mistero e al dramma della morte, noi non siamo preparati a nulla, o forse pensiamo di non esserlo. La morte arriva inesorabile. Arriva e ci prende e ci strappa via le persone che hanno un posto importante nel nostro cuore.
Porta via tutti, senza distinzioni. Arriva la morte, a volte senza nemmeno far rumore e inizia un terrificante concerto che ci assorda e ci lascia completamente rimbecilliti. Ci spacca i cuori, ci scuote le vite, ci apre ferite. E lascia malinconia e dolore a chi resta. Ha fatto paura anche a me sai? Mi ha fatto paura quando si è presentata nascosta da una maschera nemmeno troppo bella e si è seduta al mio fianco. Voleva impaurirmi, spaventarmi. E ce l’ha fatta. Mi ha impaurito e spaventato. Domande, pensieri, lacrime: perchè ci deve essere la morte? Perchè deve arrivare? Perchè? Possiamo “condire via” questa domanda con ragionamenti filosofici o vagamente scientifici, addirittura possiamo farlo con discorsi di fede e affidamento, ma non possiamo dimenticare che abbiamo un cuore e una mente che ragionano e che nel contempo soffrono: capiamo, ma difficilmente riusciamo ad accettare. E questo ci frega. Sappiamo la teoria, ma quando la pratica ci chiede di viverla, andiamo in crisi. La morte fa paura. Ci vuole coraggio ad affrontarla sai? La nostra e quella di chi amiamo. Ci vuole molto coraggio. Dopo che mi ha spaventato, ho deciso di vedere se questo coraggio ce l’avevo per affrontarla.
E mi sono accorto che si: avevo questo coraggio, nemmeno troppo nascosto. Coraggio che non vuol dire fregarsene della paura che comunque bruciava sotto, ma coraggio per affrontare quello che la morte seduta accanto a me mi proponeva. Si! Quando ho capito cosa mi stava proponendo la morte, ho deciso di tirare fuori tutto il coraggio che avevo in corpo. Sai cosa mi proponeva?
Mi proponeva di avere paura e basta: una paura che mi avrebbe nascosto tutte le bellezze che la vita mi poteva ancora offrire, una paura che mi avrebbe cancellato il ricordo e dal ricordo di chi amavo. Il coraggio è emerso inesorabile e furioso: volevo continuare ad avere paura, ma amando. La morte era ancora li al mio fianco, lo è sempre, costantemente, ma a testa bassa e non più ferocemente rivolta verso di me, occhi negli occhi. So che c’è, so che è lì, ma so che ho il coraggio di farle capire che non vincerà lei. Questo coraggio pieno di lacrime e tremore mi aiuta e mi insegna, non mi fa essere scriteriato nel mio agire, ma consapevole di quello che voglio e posso affrontare: la vita.Il pensiero di chi la morte si è portata con sé diventa allora carico di gratitudine, non senza dolore, fortissimo dolore. Quei volti che posso solo ricordare e sentire vivi in me non producono più solo dannata malinconia, ma diventano un beato ricordo di grazie ricevute. Lacrime per storie che in un passato nemmeno troppo lontano hanno intrecciato la mia e sorrisi per un presente che è carico di emozione riconoscente. La malinconia e il dolore non scompaiono, ma scompare la rassegnazione passiva al pensiero della morte. Ecco perchè questi giorni sono importanti: fanno nascere il coraggio del vivere e la bellezza dell’esserci, fanno nascere il gusto del respiro la potenza di un grazie. Andando ai cimiteri in questi giorni, ti auguro di respirare coraggio e gratitudine: coraggio per te, gratitudine per chi questo coraggio l’ha vissuto prima di te. Ringraziare come se fossi davanti ad un tramonto lasciando che il sole illumini il buio che inizia a scendere. Coraggio come se fossi all’alba dopo la notte e ti lasciassi toccare dal sole che sorge.
Alba e tramonto.
Coraggio e gratitudine.
Ti penso.

Don Massimo

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