Natale2 2021

Ti guardo e provo a sentirti mio.

Tutto follemente illogico quello che ci è successo sai?
“Giuseppe ti devo parlare” e te ne accorgerai quando sarai grande, che quando una donna ti dice così, non si preannuncia nulla di buono.
Era in piedi davanti alla porta di casa mia, che sarebbe dovuta diventare casa nostra, mi guardava senza togliere i suoi occhi dai miei, mi guardava con gli occhi luccicanti e bagnati da lacrime che aveva versato e da quelle che avrebbe continuato a versare poi.
Non ero sicuro di volerla ascoltare: sentivo il mio cuore che dirompente segnava i battiti nell’attesa delle sue parole, mi sudavano le mani come durante il nostro primo incontro: lei era bellissima, la ragazza più bella di Nazareth e quando mi ha sorriso con i suoi occhi, i miei si sono abbassati splendenti per l’emozione.
Da quel giorno i nostri occhi non hanno mai smesso di incrociarsi e di emozionarci.
Ed ora mi vuole parlare con gli stessi occhi bagnati da lacrime che non sono di gioia, così pensavo io.
Ma a me piace ascoltare tua mamma sai?
Mi piace quando cerca di spiegarmi quello che sente e che ha nel cuore, anche quando mi deve dire qualcosa che non va.
Mi piace perché mi piace lei.
Vedrai che crescendo piacerà anche a te la tua mamma.

Ti guardo in braccio a lei e provo a sentirti mio.

Cosa avrei dovuto fare?
Ascoltarla, come sempre l’ho ascoltata.
Ma quel giorno avevo paura.
Lei lo sa che non sono un uomo di molte parole, lo sa che preferisco i fatti ai grandi discorsi.
Con gli altri.
Con lei è diverso: mi sono sempre sentito il me stesso più vero e ho imparato piano piano a lasciare che quelle parole che mai a nessuno avevo detto, potessero essere ascoltate e accolte da lei.
Ma quel giorno avevo paura.
Di ascoltare, ma anche di dover dire qualcosa a quegli occhi belli di tua mamma.

Ti guardo in braccio a lei mentre piangi perchè hai fame e provo a sentirti mio.

E infatti non ho parlato, non ho detto nulla: mi sono girato senza guardarla più negli occhi e mi sono sentito tradito da loro, da quegli occhi che avevo imparato a riconoscere e a usare per guardare il mondo.
Non ce l’ho fatta a sentire oltre.
E lei non ha continuato.
È stata in silenzio, non so per quanto, ferma sulla porta di casa mia, che non sapevo più se sarebbe diventata nostra, è stata in silenzio con le mie spalle che coprivano il mio volto al suo.
Poi l’ho sentita andare via.
È uscita.
Per sempre via dalla mia vita, se n’è andata, mi ha tradito, ma perchè? Cos’ho sbagliato?
Ti accorgerai crescendo che le domande più importanti della vita arrivano quando il silenzio le accompagna e che purtroppo non sempre il silenzio sa rispondere.

Ti guardo in braccio a lei che ti stringe a sé e provo a sentirti mio.

Pregavamo e preghiamo anche ora tutti i giorni insieme sai?
Anche oggi, prima di arrivare qui, abbiamo intonato insieme la nostra preghiera di ringraziamento a Dio, per te e anche per noi.
Ti accorgerai quando ti insegneremo le preghiere di come per lei non siano soltanto parole: sai, riesce anche mentre prega ad emozionarmi perché vedo lei che si emoziona, sento che sta davvero parlando con Dio in quei momenti.
Ma quel giorno non riuscivo a sentire l’emozione del suo aver parlato con Dio che ti annunciava a lei, a noi.
Sentivo solo una ferita aperta e il mio cuore squarciato.
Ho fatto fatica sai?
E forse ne faccio un pò anche adesso.

Ti guardo in braccio a lei che ti coccola e provo a sentirti mio.

Ho pensato che la cosa migliore per lei e anche per me - non sono egoista ma ti accorgerai che le malelingue possono distruggere le persone e non volevo distruggere lei e non volevo distruggere me - era quella di far finire tutto, di far finire i nostri sogni, che pensavo fossero stati soltanto miei, nel segreto di chi vuol mettere tutto a tacere.
I miei sogni e i suoi non erano sogni complicati: volevamo una vita normale, semplice, come semplici e normali pensavamo di essere noi due, ma soprattutto volevamo costruire quella vita insieme, noi due.

Ti guardo in braccio a lei mentre dormi e provo a sentirti mio.

Mi sono addormentato sfinito dalle lacrime e dal risentimento quella sera, pensavo che non sarei riuscito a dormire per giorni, ma dopo qualche ora la stanchezza dell’imprevisto ha vinto sulla mia triste volontà.
Mi sono addormentato con davanti gli occhi di tua madre mentre mi raccontava del tuo arrivo e del suo sì al messaggero di Dio che ti aveva portato in dono.
Volevo sognare ancora una volta, ti accorgerai quando crescerai che noi uomini siamo bravi a continuare a farci del male invece che pensare ad andare avanti, volevo sognare l’ultima volta i sogni che io e lei avevamo fatto insieme.
E ho sognato esattamente quello.

Ti guardo in braccio a lei che ha il viso stremato dalla fatica
di averti messo al mondo
e provo a sentirti mio.

Mi sono svegliato con lo stordimento che ti da una notizia terribilmente bella: ho sognato di non aver paura.
Quel messaggero di Dio mi ha sussurrato con gli occhi che non ero stato tradito, che i miei, i nostri sogni, erano ancora tutti li, che io e lei avremmo cresciuto te.
Sono tornato sicuro di lei, di noi.
Ma non riesco ancora ad essere sicuro di te.

Ti guardo in braccio a lei e mi avvicino mentre provo a sentirti mio.

Le ho parlato, come facevo quando avevo qualcosa di importante da dirle, le ho parlato guardandola negli occhi e abbiamo pianto insieme.
Ma non erano lacrime tristi sai?
Erano lacrime di consapevolezza: eravamo ancora insieme, Dio era con noi, potevamo continuare a sognare insieme in un modo nuovo, non diverso, nuovo.
E poi sei arrivato tu, il nuovo che da oggi in poi vivrà con noi, non più dentro lei, ma fra noi, con noi.

Stenditi un po adesso, Maria, cerca di riposare.

Ti prendo in braccio.

Avvicino i miei occhi ai tuoi.
Ti guardo e mi lascio guardare.
Sei un bambino bellissimo sai?
Mi prenderò cura di te e della tua mamma.
Ti accarezzo il viso che diventerà bellissimo come quello di tua madre, mia moglie.
Sento il battito del tuo cuore a cui lei insegnerà a dare un ritmo.
Ascolto la tua voce a cui insegneremo parole.
Guardo le tue mani a cui affiderò un mestiere.
Solletico i tuoi piedini a cui proverò a mostrare strade da percorrere.
Sei qui con me adesso, sei qui con noi.
Sei ancora un mistero per me, ma ti vedo e ti sento qui con me, qui con noi.

Tutte queste cose non so se te le dirò mentre cresci, ma ci sarò per te, ci sarò per lei,
ci sarò sempre.
Ti sento mio, ti sento nostro anche se so che poi diventerai non più mio, non più nostro, ma adesso, qui tra le mie braccia,

ti sento mio
ti sento nostro.

Natale2021

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