GiovanniBatCi eravamo visti qualche volta da piccolini.
Le nostre mamme sono cugine.
E mentre loro chiacchieravano di cose da donne, mentre mio padre Zaccaria con Giuseppe discutevano di “come le stagioni non erano più qle di una volta” e ribadivano come “la manna del deserto e le quaglie ci vorrebbero adesso”, noi facevamo quello che fanno tutti i bambini: giocavamo.
Giocare ci ha fatti incontrare e conoscere.
Facevamo i giochi che fanno tutti i bambini: costruivamo torri e case con la sabbia, inventavamo storie, interpretavamo personaggi.
Eravamo spensierati, da bambini.
Ma quel tempo è durato poco.
Mia madre mi ricordava sempre come in uno dei primi pellegrinaggi a Gerusalemme che facevamo insieme, lui si era perso.
Maria disperata,
Giuseppe spaventato,
Lo cercavano dappertutto.
Pensavano fosse con me a giocare o che fosse su qualche carro a viaggiare verso casa con gli altri: non era lì, non c’era da nessuna parte.
Sparito.
Tornano indietro e lo trovano in mezzo ai dottori del tempio mentre parlava loro delle sacre scritture: era diventato lui il dottore della legge che loro ascoltavano, non senza invidia, non senza digrignare i denti.
Paura ed emozione negli occhi di Maria e Giuseppe.
Poi siamo cresciuti e ci siamo un po’ persi di vista.
Io ho iniziato a sentire dentro un tale desiderio di vita che mi ha portato ad andare in luoghi desertici, da solo.
Ma come, dirai tu?
Senti desiderio di vita e te ne vai da solo nel deserto?
Non ha senso!
Lo so.
Ma questa esplosione di vita che sentivo dentro, aveva bisogno di ordine e di silenzio.
Sai, mio padre era sacerdote del tempio e mi ha insegnato a leggere e a capire tutto quello che i profeti annunciavano e tutta la storia del mio popolo che dall’Egitto è uscito verso la libertà.


E sai che strada ha scelto per andare verso la libertà?
La strada del deserto.
40 anni di cammino.
40 anni di deserto.
40 anni di fatica.
40 anni di attesa e promesse non mantenute.
40 anni.
Una quarantena lunghissima.
Anche io ho vissuto nel deserto come ti dicevo.
Ho vissuto solo 10 anni, non 40, ma mi sono serviti per dare senso alla mia esplosione di vita.
Ho inciso nel cuore le parole di uno dei miei Profeti guida, li chiamo così perché nel deserto si ha sempre bisogno di qualcuno che ti guidi per nn perderti, Isaia:
”Io sono voce di uno che grida nel deserto.
Rendete diritte le vie del Signore”.
Alzavo la voce fin quasi ad urlare, per dirmi questa parola e tutte le altre parole che piano piano mi stavano entrando nella carne:
“Io sono il Signore Dio tuo”,
“Amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima”,
“Il Signore è mio pastore, nulla manca”, “Saldo è il mio cuore o Dio, saldo è il mio cuore”.
Sono stato anni da solo, anni in cui mi sono cibato di cavallette e miele, anni in cui nn mi importava del vestito che avevo: mi importava della Parola da capire e poi volevo annunciarla.
Ma a chi?
Qui?
Nel deserto ero solo.
Nn potevo stare ancora a lungo li.
Dovevo andare a cercare orecchie e vite per far sentire quelle parole.
Mi sono spostato e mentre pensavo che la città fosse il luogo migliore dove andare ad annunciarle, mi sono fermato vicino ad un fiume, il Giordano.
Avevo sete.
Ho bevuto.
A quelle acque è arrivato un uomo.
Aveva anche lui sete.
Abbiamo bevuto insieme.
Ho bevuto ancora.
E la parola che era stata mia compagna di chiacchiere per tutti qli anni è diventata la mia stessa voce.
Quell’uomo che aveva sete ha iniziato dissetarsi e a sentirsi bene, tanto bene, talmente bene che è corso via, nel deserto che non aveva più miraggi, ma certezze per lui e forse anche per me.
Ha chiamato altri uomini che avevano sete e che volevano essere dissetati come lui, uomini e anche donne che non volevano più miraggi, ma certezze, volevano sentire l’acqua viva, l’acqua che bagna non solo desiderata.
Li ho aspettati lì, vicino a ql fiume.
Abbiamo bevuto insieme.
La mia sete l’avevano anche loro, la mia acqua dissetava la loro mancanza di borracce piene.
Volevano immergersi in quell’acqua, volevano “battezzarsi”, togliersi la polvere che il deserto gli aveva attaccato all’anima, volevano essere puliti, essere nuovi, ricominciare.
Il mio deserto incontrava altri deserti.
La mia voce diventava oasi.
I miraggi che avevamo attorno piano piano sparivano.
Si poteva iniziare.
Si poteva cominciare.
Il deserto fioriva di uomini e donne, si riempiva delle loro teste bagnate che gocciolanti facevano nascere fiori.
Il Giordano, la mia casa non più disadorna di ospiti, ma festante di lacrime, accoglieva la benedizione della mia desiderata esplosione di vita.
Ecco l’agnello di Dio.
Uno squarcio nel cielo.
Fidatevi di lui.
Ascoltatelo.
Il mio figlio prediletto.
Ecco l’agnello di Dio.
Un passo
Un inchino.
Uno sguardo.
Memoria di giochi passati.
Ricordo di parole scambiate.
Profumo di vita condivisa.
Lui era davanti a me.
La promessa dei miei profeti diventava certezza in quello sguardo.
Le parole dei miei maestri diventavano parola inginocchiata davanti a me.
Il deserto ha nuove possibilità di fiori.
Il deserto ha nuova speranza certa.
L’acqua viva sta iniziando a zampillare.
Sono pronto.
La mia voce che desiderava vita genera speranza.
Nella mia voce la sua voce non solo attesa, ma sentita.
Finalmente.

Celebrazioni nel fine settimana

Sabato

17.00: Santa Messa Vigliliare

Domenica

11.00: Santa Messa (streaming)
17.00: Santa Messa vespertina

Le celebrazione feriali ripendono come di consueto al lunedì e venerdì ore 18 e martedì, mercoledì e giovedì ore 8.30.

Modalità di svolgimento delle celebrazioni

Se puoi metti ... Se non puoi prendi ...

Chiesa Qauresima 2020 1

"Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me."

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