Al momento della liberazione, Poasco si presentava con un’economia prevalentemente agricola e una popolazione esasperata da condizioni di vita disastrose sotto ogni punto di vista, dall’istruzione alla sanità, e dalla guerra, che aveva visto la partecipazione e la morte di molti abitanti. La stanchezza per tutto ciò si rivelerà pienamente nei risultati delle prime elezioni che vedranno una schiacciante vittoria della lista social-comunista (elezioni amministrative del 7 aprile 1946, con diritto di voto esteso anche alle donne e agli analfabeti). Analogo risultato davano anche le elezioni politiche del 1948. Nonostante una certa tensione preelettorale, i rapporti del Consiglio comunale con i rappresentanti della chiesa e delle organizzazioni cattoliche erano su di un piano di cordialità e di collaborazione, come, ad esempio, per la costruzione della scuola di Poasco. Alcune preoccupazioni per la presenza di comunisti nella nostra comunità, vengono più volte espresse dal parroco nel “Cronico” nel quale si legge: “ ....I veri comunisti sono venuti a galla per la loro assenza, c’è da consolarsi finché sono pochissimi.....”(1 giugno-1946), “...Quarant’ore predicate da un P. Gesuita, il quale ha parlato con chiarezza: o comunismo o cristianesimo....”.
La nuova amministrazione iniziò una serie di opere inderogabili per migliorare la situazione sanitaria e scolastica . Solo più tardi, riusciva ad impegnarli nel settore dell’edilizia. A Poasco si rendeva necessario provvedere alla costruzione di un nuovo cimitero rispondente alle esigenze di mortalità della zona: veniva acquistata, nel 1947,un’area di circa 1500 mq. nel terreno di cascina Ronco, di proprietà dell’ECA di Milano, a 120 lire al metro e si dava inizio ai lavori, con un preventivo di circa un milione e mezzo, e con l’aiuto dei contadini per diminuire le spese. Il nuovo cimitero era inaugurato il 7 ottobre 1948 alla presenza del sindaco e del cardinale Schuster, che ne impartiva personalmente la benedizione. Così si esprimeva il parroco don L. Buzzi ricordando la visita del cardinale nel “cronico”: “ L’Eminentissimo Cardinale si degna di venire a benedire il nuovo cimitero. Sono presenti le autorità civili , il Sindaco, il Segretario, il Medico e alcuni assessori, così pure il sig. Prevosto, il parroco di Sesto, Civesio, Chiaravalle ed altri sacerdoti....”.
Molto più grave si presentava il problema delle scuole elementari, ancora situate in un’unica aula adiacente all’osteria. Appena insediata l’amministrazione prendeva la decisione di costruire un nuovo edificio nel terreno di sua proprietà in Sorigherio e ne approvava il progetto che ne prevedeva un costo di lire dieci milioni, decidendo di ricorrere al contributo dello Stato. Nel 1950 questo contributo non era stato ancora concesso, ma il Comune riusciva a risolvere il problema insieme a quello della costruzione di una casa popolare: avrebbe venduto il terreno in Sorigherio, al prezzo conveniente di £ 275 al mq, ad un costruttore privato che si impegnava acostruire una casa da assegnarsi, secondo le direttive del comune, a residenti in S. Donato, con la clausola di riservare un locale ad uso aula. Nello stesso anno il problema veniva ancor meglio risolto per l’intervento del parroco don Buzzi che proponeva al costruttore di dividere a metà la spesa per il rialzo dell’asilo, dove avrebbe sistemato due nuove aule elementari, per un affitto novennale di £ 70.000 annue, senza più dare al Comune il locale previsto nella casa popolare. 9 Il problema scuola era molto sentito nella comunità tanto che il parroco nel “cronico” del 1952 così scrive: “.. A Poasco le scuole elementari si riducevano a sole tre classi con una sola aula posta sul cortile dell’osteria: senza gabinetto così che i bambini giravano per le vie. Il parroco, dopo non poche lotte con i fittabili e con l’amministrazione comunale(rossa) trionfò e fece rialzare di un piano il salone dell’asilo costruendo due aule affittandole al comune di S. Donato e così si poté sistemare le cinque classi elementari.....”. Negli anni successivi furono davvero pochi gli interventi nel paese da parte del Comune : occorrerà aspettare gli anni sessanta per l’asfaltatura delle strade, tutte ancora mantenute a ghiaia e dunque con un fondo non più adatto al traffico più intenso di quei tempi; per la nuova scuola, invece, nonostante la delibera del Consiglio del 1959, occorrerà aspettare il 1986; una nuova casa popolare fu costruita nel 1968, per migliorare le condizioni abitative di molti ex contadini che ancora vivevano nelle umide e malsane case della cascina. Il boom economico, lo sviluppo industriale, lo spostamento della popolazione operaia di Milano verso i comuni limitrofi, per l’aumento degli affitti, e il fenomeno dell’immigrazione iniziavano ad interessare anche Poasco: si era pienamente compiuto il passaggio dal settore primario a quello secondario e terziario.
Riguardo alla situazione religiosa, morale, politica, della comunità, così rileva il parroco don Buzzi: “...Vi è molta indifferenza religiosa: i genitori preoccupati solo del lavoro non trovano il tempo per venire alla S. Messa domenicale,perciònon si interessano dell’educazione religiosa dei figli. L’unica preoccupazione religiosa è quella di battezzare i figli, farli Cresimare e ricevere l’Eucaristia; fatto questo per loro è tutto. In quanto a moralità, non c’è proprio da lamentarsi. Tutte le famiglie sono a posto. Vi è sporadicamente qualche ballo all’aperto nell’osteria di Sorigherio. Civilmente è la caratteristica della bassa: la maggior parte dei votanti danno il loro voto ai comunisti......”.
Arriviamo così alla metà degli anni settanta, durante i quali si assiste ad un profondo ribaltamento dal punto di vista del modello insediativi e urbanistico. In questo periodo il Comune deliberava un piano di lottizzazione di edilizia economico- popolare (Legge 167), e, nel 1981, le prime tre cooperative (edificatrice “Poasco”, “Favonio”, “Il Programma”), nei campi che separavano Poasco da Sorigherio, davano inizio ai lavori di costruzione delle prime villette a schiera e delle prime palazine. Contemporaneamente, l’amministrazione, con gli oneri di urbanizzazione, si preoccupava di coprire la roggia “De Sest”, che correva dalla via Unica Sorigherio all’attuale via Don Dilani, dove oggi si trova uno dei parchi gioco.
Da allora un susseguirsi di condomini e di villette ha dato al nostro paese la configurazione attuale, vedendo così aumentare il numero degli abitanti da 600 a 3000 circa. Non pochi sono stati in questi anni i problemi legati all’urbanizzazione, alle infrastrutture, ai servizi e all’integrazione dei nuovi insediamenti con la “vecchia” Poasco, piccola comunità costituita da persone cresciute insieme e unite da un passato e da esperienze comuni. A differenza di altre periferie limitrofe alla grande città di Milano, il nostro non si può certo definire un quartiere dormitorio: in esso, infatti, è ancora intensa la vita di relazione, che fa di esso una comunità. Gli incontri fra le persone avvengono ancora, come negli anni passati, intorno ai luoghi più importanti della vita del paese: la scuola, la strada, la piazza, il bar, i parchi gioco, e la Parrocchia.

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Il proverbio del giorno

Omen e donn quant metten su la vera, comencen fà la vita da galera.
( Uomini e donne quando si sposano cominciano a fare una vita da prigione… )
Elogio del single.

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