SITUAZIONE ECONOMICA E SOCIALE – INDUSTRIALIZZAZIONE
Verso la fine del XIX sec. in, campo agricolo, si perfeziona la conduzione della cascina da parte del grosso affittuario, con l’impiego di capitali e un’organizzazione efficiente.
A Poasco e Sorigherio la vita si svolgeva intorno alla “cascina”: quella del Ronco, del Bosco e di Sorigherio che sorgevano isolate tra i campi ed erano collegate al paese da una strada in terra battuta. Esse erano il punto centrale e di riferimento per ogni attività e per la convivenza degli stessi abitanti.
L’aia era il luogo più importante dove i salariati venivano radunati per le assegnazioni delle mansioni; dove andavano e venivano i carri con il carico delle stagioni; dove i cereali, che dovevano essere divisi tra imprenditori e lavoratori, venivano stesi ad asciugare al sole.
Poi c’erano le stalle, dove il lavoro più importante da fare ogni giorno era la mungitura che i “bergamini” facevano raccogliendo il latte in un secchio che veniva poi vuotato in grandi contenitori di metallo.
L’organizzazione in cascina era centrata su due categorie di lavoratori: i salariati fissi, legati all’azienda da un contratto annuale, stipulato nel giorno di S. Martino e i giornalieri, reclutati nei periodi di maggiore attività lavorativa e pagati a giornata.
La cascina era perciò interessata da una forte mobilità dei suoi abitanti i quali si spostavano frequentemente, in tutta la bassa, nella ricerca di fondi più produttivi, dato che il loro salario era costituito in gran parte dalla compartecipazione dei prodotti.
Era una vita povera e dura quella dei contadini ma anche intensa di relazioni e di scambi, che vedevano le persone riunirsi, alla sera, nelle stalle per raccontarsi le storie e i fatti del giorno; durante le cerimonie religiose e nelle feste danzanti. Le condizioni di vita dei contadini erano miserabili: i salari erano bassi e variabili, le loro abitazioni umide, malsane e sovraffollate. Anche la situazione sanitaria era precaria. La malattia più diffusa era la malaria, per la presenza delle zone a risaia. Ad essa seguivano le malattie gastroenteriche, tra cui l’ileotifo, dovute all’ingestione di acqua inquinata: basti pensare che l’approvvigionamento idrico era fornito dai pozzi, spesso situati nelle vicinanze di letamai.
Il quadro della popolazione contadina appare quindi dominato da miseria, malattia, fatica e abbrutimento per l’estenuante lavoro. Tuttavia era gente rassegnata, completamente estranea al movimento di agitazioni e scioperi che in questo periodo si verificavano in tutta la bassa pianura padana e che nemmeno si muoveva per attuare una qualsiasi forma associativa. Non c’erano società di mutuo soccorso né società cooperative; non si erano costituite associazioni politiche, né liberal-democratiche, né socialiste per attuare formedi lotta nelle quali rivendicare un miglioramento delle condizioni di vita. Tra i contadini era molto radicato il sentimento religioso e la parrocchia era l’unico punto di riferimento, di informazione e di socializzazione. L’unica alternativa era l’osteria o il ballo della domenica, considerato, dai parroci del tempo, “l’unico vizio”. La festa del Paese, le processioni, la benedizione delle stalle, la Messa domenicale, erano molto sentite dalla maggioranza degli abitanti. Un questionario parrocchiale del 1905, oltre a confermare quanto detto, entra un po’ più nei dettagli della vita e delle abitudini religiose : “non vi erano associazioni anticattoliche; non circolava cattiva stampa; non vi erano nati illegittimi, né matrimoni col solo atto civile; solo una quindicina non osservava la Comunione pasquale e il catechismo veniva impartito a tutti i bambini ogni domenica, con una frequenza discreta”. 6 A Poasco, come a S. Donato, esistevano alcune associazioni cattoliche promosse dai parroci: quella del S.Rosario, e quella del SS. Sacramento, della quale abbiamo, nell’Archivio Parrocchiale, il regolamento.
All’inizio del secolo, con lo sviluppo dell’attività industriale, favorito dalla costruzione della linea ferroviaria, si assiste ad un modesto cambiamento del tessuto sociale nella nostra frazione: uomini e donne lasciano il lavoro nei campi sperando in salari e condizioni di lavoro migliori nelle fabbriche. Molti iniziano una vita da pendolari; escono di casa al mattino presto per rientravi a tarda sera; non possono più occuparsi dei figli mentre sono al lavoro; hanno sempre meno tempo per la vita di relazione. In questi anni, da noi era ancora molto diffuso l’analfabetismo: solo a San Donato, fino al 1915, esistevano due corsi inferiori delle elementari.
Non c’era l’ambulatorio del medico: sino al 1923, si faceva riferimento al Consorzio medico chirurgico con sede a Chiaravalle. Se scarsa era l’attenzione dell’amministrazione per il popolo, c’era la disponibilità da parte delle parrocchie di occuparsi delle classi più svantaggiate. Così il parroco di Poasco, don Angelo Brunetti, apriva, nel 1924, un asilo per accogliere i fanciulli. L’assistenza era affidata alle suore dell’ordine francescano, come risulta dalla lettera inviata dal cardinal Tosi all’allora parroco, con la quale si istituiva il primo asilo infantile.
