Un legame di fede per non lasciare soli i cristiani del Libano
Martedì 14 aprile si è riunito in sessione straordinaria il Consiglio pastorale della Chiesa di San Donato. Al centro dell’incontro vi era il tema di un possibile gemellaggio con alcune parrocchie di Beirut, nato dall’appello rivolto da don Carlo Giorgi a nome delle comunità cristiane libanesi: non lasciare soli i cristiani in questo momento così difficile per il Libano e per l’intera Terra Santa.
Il Consiglio pastorale ha dedicato a questo tema un confronto ampio e attento, potendo anche dialogare in collegamento da remoto con lo stesso don Carlo Giorgi. Ne è emersa anzitutto una convinzione: un gemellaggio cristiano non può essere ridotto a un semplice contatto occasionale, né a una generica iniziativa di sostegno. Secondo i criteri indicati dalle comunità di Beirut, esso deve nascere e crescere come un rapporto di fede, di preghiera e di condivisione della vita alla luce del Vangelo. Il cuore della proposta è molto semplice e molto serio: mettere in relazione comunità cristiane che, pur vivendo in condizioni molto diverse, desiderano riconoscersi come fratelli nel Signore. Per questo le parrocchie di Beirut hanno indicato alcuni criteri molto chiari: il contenuto del gemellaggio dovrà essere anzitutto la preghiera comune, l’ascolto del Vangelo e la condivisione della propria esperienza cristiana; i passi del cammino dovranno essere decisi insieme; ciò che verrà condiviso dovrà essere custodito con discrezione; e il fine proprio del gemellaggio non sarà economico, ma spirituale ed ecclesiale.
A partire da queste indicazioni, il Consiglio pastorale ha avviato una riflessione concreta su alcune iniziative semplici e realistiche, che potranno coinvolgere nel tempo i diversi gruppi e le diverse esperienze delle parrocchie cittadine, sempre partendo dai bisogni e dalle disponibilità delle parrocchie di Beirut. Non si tratta, dunque, di costruire subito qualcosa di complesso, ma di iniziare con passi sobri e veri, capaci di dare forma a una fraternità reale. In un tempo segnato dalla guerra, questo possibile gemellaggio appare come una via semplice ma significativa per vivere la comunione della Chiesa oltre le distanze e oltre le paure. Non anzitutto un progetto da organizzare, ma un legame da custodire. Non anzitutto un’iniziativa da mostrare, ma una fraternità da vivere. E, prima di ogni altra cosa, un modo per dire ai cristiani di Beirut che non sono soli.
don Umberto










