SilvanoPetrosino2025“Un Filosofo? Cosa c’entra un filosofo con un quaresimale? E poi chissà come sarà complicato! Non si capirà niente!” Non so se questa obiezione può valere in generale, ma sicuramente non la si può riferire al prof. Silvano Petrosino. Con passaggi chiari e esempi accattivanti il prof. Petrosino ci ha accompagnato in un percorso per recuperare la serietà e la profondità del gesto del perdono.

la prima parte del suo intervento si è orientata a recuperare un orizzonte più vasto del solo perdono. Un orizzonte, poco praticato oggi nelle relazioni umane, che ha più a che fare con la pazienza e la tolleranza, rispetto al perdono. “Imparare a lasciar perdere” è l’invito del professore, definendo delle priorità nella propria vita e evitando che inezie diventino “affari di stato”. Esercizio tutt’altro che facile, ci ricorda il prof Petrosino, visto che noi difficilmente accettiamo di non avere l’ultima parola su tutto. Il filosofo fa risalire la ragione di questa ostinazione nel fatto che affermare le nostre ragioni significa affermare noi stessi. Vincere nella dialettica del discorso, significa costringere l’altro a soddisfare il nostro bisogno di riconoscimento. Tutti abbiamo bisogno di conferme e imporsi sull’altro lo forza a darcele.

Ecco il caso serio di questa dimensione delle relazioni umane, che ancora ha poco a che fare con il perdono. Noi abbiamo bisogno di conferme, le attendiamo, ma non possiamo pretenderle! Ecco il paradosso: ciò che ci è necessario, può esserci dato solo in dono! Come si abbasserebbe il grado di litigiosità se fossimo consapevoli di questo. L’incontro con l’altro può essere frustrante, perché non sempre soddisfa il nostro desiderio narcisistico di riconoscimento. Un'umanità matura e genuina conosce questa verità e impara a esercitare la pazienza come l’arte di sottrarsi al proprio narcisismo.

Ma allora il perdono? quando entra in gioco nelle relazioni umane? “il perdono - dice il prof. Petrosino - è una figura dell’impossibile necessario. Riprendendo la riflessione del filosofo francese Jacques Derrida, di cui Petrosino è un profondo conoscitore, il professore ci sorprende dicendoci che "è degno di perdono solo ciò che hai nostri occhi è imperdonabile”.

Quindi non ciò che possiamo accettare con pazienza o tollerare, ma ciò che definiamo come profondamente ingiusto: solo quello può essere oggetto del nostro perdono. Infatti, perdonare significa, per il professor Petrosino, fare in modo che l’ingiustizia subita non diventi una giustificazione per che io posso commettere, non diventi un pretesto per maledire la vita. Si esercita misericordia perché la ricerca di Giustizia non si tramuti in desiderio di vendetta.

In questo, Gesù nella sua passione ci è maestro. Egli avrebbe tutte le ragioni per maledire la vita, ma nonostante tutto, lungo il suo calvario continua a consolare. il profeta di Nazareth sa che non si può invocare la giustizia per giustificare il male che si vuole commettere. E in questo chiunque si metta sinceramente in ascolto della vicenda del Galileo, credente o non credente, può ricevere una testimonianza sorprendente.

Don Luigi

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