Giubileo Ado 2025Il weekend del 25 aprile ho partecipato al Giubileo degli adolescenti come educatrice.
Nonostante l’infortunio che rallentava i miei passi (e non era certo un’andatura tranquilla!), è stato bello vedere quanto ragazzi e colleghi fossero pronti ad aiutarmi. Ho ancora in mente un momento preciso: un ragazzo che mi porta la cena mentre, con le stampelle, cerco di coprire la tratta dal baracchino al tavolo senza rischiare di cadere da un gradino.
In realtà, tutti si sono aiutati a vicenda. Ed è proprio questo che mi ha colpita di più: il Giubileo non è stato solo un momento di preghiera pubblica in piazza, ma un’occasione concreta per vivere insieme, imparare a rispettare i ritmi e i bisogni degli altri.
Nel giro di due giorni, ho visto i ragazzi affezionarsi a me, cercarmi come punto di riferimento. Durante la Via Lucis è stata pronunciata una frase che mi ha colpita:
"Quando il tuo nome è sulla bocca di chi davvero ti vuole bene, lì c’è la vera gioia."
E quando sentivo quei ragazzi chiamarmi, cercarmi se avevano bisogno, ho capito profondamente cosa volesse dire.
È vero, li ho aiutati a trovare la giusta concentrazione spirituale. Ma anche io, nel passare sotto le due Porte Sante, ero lì, fianco a fianco con loro.
Ero con loro ai funerali. Ero con loro la seconda sera, quando, con la chitarra in mano, abbiamo cantato abbracciati. Penso sia stato quello il momento più bello: abbiamo lasciato da parte la stanchezza per vivere la leggerezza e la gioia dell’attimo presente.


Dal punto di vista spirituale, credo che questa esperienza abbia rappresentato una crescita enorme per i ragazzi. Li ho visti coinvolti, desiderosi di capire, pieni di domande — e non è affatto scontato. È stato emozionante vederli scoprire la propria fede in modo così concreto. Perché si sa: imparare con la pratica è tutta un’altra cosa rispetto alla teoria. E quale esperienza migliore di questa per farlo?
Le emozioni sono state tante, alcune difficili perfino da spiegare. Non è facile mettere in parole cosa si prova stando dentro Piazza San Pietro, a pochi passi dalla tomba di Papa Francesco, sapendo di essere parte di quelle 200.000 persone radunate per i funerali.
Oltre alla commozione e, diciamolo, alla stanchezza di due giorni iniziati con la sveglia alle quattro del mattino, c’è un episodio che mi ha riempito il cuore: Don Francesco che riesce a concelebrare il funerale. Una gioia profonda, nel bel mezzo di un momento così toccante.
Tre giorni intensi, durante i quali avrò dormito sì e no otto ore in totale. Ma mi porto a casa davvero tanto. Ogni ora vissuta è stata un’occasione di crescita. E, su tutto, porterò con me gli abbracci: quelli dati per conforto, per gioia, per sostenersi quando le gambe iniziavano a cedere. E poi quelli del saluto, accompagnati da un “buonanotte, ci vediamo in oratorio” detto con una stanchezza felice e una fede che, dopo tutto questo, non può che essere ancora più forte.

Beatrice

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