Domenica 21 febbraio 2016
La Samaritana
Lettura del Vangelo secondo Giovanni.
Si può dimenticare un’idea, ma non si possono dimenticare certe persone. Se guardiamo anche alla no-stra vita, certe persone si stagliano nei nostri ricordi perché hanno attraversato il percorso della nostra vita. Noi siamo segnati dagli incontri: da quelli fatti e da quelli che facciamo; e ogni incontro comporta un rischio, ogni incontro è una scommessa; ogni incontro ci può arricchire, ma ci può anche impoveri-re. Il vangelo di questa domenica, è un vangelo che parla di incontri così; un incontro indimenticabile tra Gesù stanco, seduto accanto ad un pozzo e questa donna Samaritana, straniera, considerata eretica, con alle spalle una vita piuttosto vivace. Alla donna Samaritana, figura senza nome nella quale anche noi ci possiamo rispecchiare, Gesù dice che le barriere, le etichette, che ha subito da gli altri, Lui, le ha già abbattute. È discreto il vangelo: di fronte alla sofferenza morale, usa una delicatezza estrema, ci indica un rispetto che oggi è sempre più difficile trovare. Il Signore, pur sapendo del nostro passato samaritano fatto di tanti errori, ci spinge a guardare avanti con speranza. Nell’incontro con la donna samaritana, il Signore non è un moralista, vuole portare questa donna a capire che ha cercato di disse-tarsi all’acqua salata di un’affettività possessiva ed illusoria, di rapporti inautentici e frettolosi. Se l’amore non proviene e porta a Dio, spesso diventa un idolo che lo sostituisce. “Se tu conoscessi il do-no di Dio”, questa è la verità: siamo di fronte al Dono, e questo Dono è lo sguardo misericordioso di Dio. Questo Dono è lo sguardo che ti dice che esiste un futuro diverso, e il Sacramento per eccellenza che rende vero tutto ciò, è ancora l’amore di Dio che ci viene donato nella riconciliazione e che ci di-ce: “Adesso guardiamo insieme al futuro”. Gesù indica alla donna samaritana la sua miseria morale, ma non la umilia, non l’esaspera, non la chiama peccatrice. Peccatore è un titolo che va usato soltanto in prima persona, per noi stessi battendoci il petto. In forza di questo Dono, l’anfora viene abbandona-ta, lasciata vuota; non si ha più l’esigenza di riempirla con acqua che non disseta perché il cuore è pie-no. Quando si è trovato il Tutto, il resto è nulla e non ha più significato. Ormai la samaritana ha trova-to, ma proprio perché ha trovato, sente il bisogno di tornare indietro; non si trova mai per sé, non si conquista mai per sé, occorre andare verso l’altro, poiché in ogni persona è presente la scintilla di Dio che deve essere svegliata. Allora, ancora una volta chi ci riempie di stupore, chi emerge nella sua grandezza è la figura di Gesù volto della Misericordia del Padre.
Gv 4, 5-42
