Domenica 15 gennaio 2017
Meriba luogo della contestazione. Il racconto di sofferenza e di paura presentato dal Libro dei Numeri, si svolge nel deserto di Kades ed avviene verso la conclusione dell'esperienza dei quarant'anni del deserto. Nella marcia d’Israele nel deserto si riaffaccia l’incubo della sete e, con essa, la tentazione della ribellione contro Mosè e il Signore. Manca l’acqua, c’è la morte che avanza, e Colui che provvedeva sembra ormai fattosi assente nuovamente. Tutta l'amarezza del popolo si sfoga qui contro Mosè e Aronne. In questo episodio l'autore biblico coinvolge anche Mosè e Aronne in un atteggiamento di sfiducia verso Dio, espresso dal fatto di aver percorso due volte la roccia (La roccia richiama spesso nell'Antico Testamento lo stesso Signore, riferimento stabile e garantito per ogni credente). Mosè avrebbe forse mancato di fede colpendo due volte la roccia? Di fatto può nascere da qui il rimprovero del "Non avere avuto fiducia in me per dar gloria al mio nome santo". Per la gravità dell’atteggiamento assunto dagli Ebrei verso Dio, questa località, è ricordata dalla tradizione biblica in modo negativo, con l’esortazione a non ripetere più una tale esperienza (Salmo 95,8: “Non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto). San Paolo, parla della vita secondo lo Spirito, confrontandola con la vita secondo la carne. Chi crede in Gesù riceve il dono dello Spirito e solo lo Spirito permette a ciascuno di superare le difficoltà del male, di saper vivere secondo giustizia, di camminare nella Sapienza di Dio. Il confronto tra la vita della carne e la vita dello Spirito si allinea sui desideri: ci sono desideri che portano alla morte e desideri che portano alla vita e alla pace. Le nostre invocazioni sono solo tentativi per fare aderire Dio ai nostri progetti. E allora lo Spirito viene in soccorso alla nostra debolezza e ci suggerisce quello che dobbiamo dire al Padre, poiché "lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili". I pensieri del Signore sono incomprensibili alla mentalità di questo mondo e quindi sono definiti "gemiti inesprimibili". Ma se ci orientiamo e ci mettiamo a disposizione dello Spirito, Egli ci educa ai pensieri di Dio e alla sua volontà e quindi ci conduce alla conversione del cuore. E nella II domenica dopo l'Epifania si legge il vangelo delle nozze di Cana. Stiamo ancora contemplando il progressivo rivelarsi di Cristo. All'Epifania abbiamo celebrato tre misteri, che si prolungano nelle domeniche seguenti: l'adorazione dei Magi, la manifestazione al Battesimo del Signore al Giordano, la rivelazione del Messia alle nozze di Cana per l'intercessione di Maria. Gesù si disvela (toglie il velo) alla fede che ha bisogno di vedere il miracolo per credere, si disvela nella mediazione della Chiesa misticamente raffigurata in Maria, che media tra Cristo e i bisogni dell'umanità. La Madre non può sopportare che manchi il vino alla festa di nozze, ma ogni madre non può sopportare che manchi la gioia alla vita comune tra l’uomo e la donna. Il miracolo dell'acqua cambiata in vino non è solo un miracolo simbolico: è il vino dell'avvento del Messia in mezzo al suo popolo, le nozze di Dio con l'umanità. Questo miracolo mette anche in luce la duplice caratteristica di ogni intervento prodigioso di Dio nel tempo: è un prodigio concreto, che magari risolve una situazione, ma insieme provoca la fede, chiede di essere riconosciuto come "segno" di Dio che interviene e chiede l'adesione di fede.
Nm 20,2.6-13; Sal 94; Rm 8,22-27; Gv 2,1-11
