Domenica 29 gennaio 2017
Lo stupore è una reazione immediata, direi forse una emozione, qualcosa che ha a che fare con gli affetti, ed è bello potersi ancora stupire per qualcosa o per qualcuno. Il Vangelo di questa domenica, come primo atteggiamento da vivere, ci offre lo stupore. Questo è l’augurio per noi che troppo spesso siamo duri e rassegnati di fronte a una realtà faticosa, e che appunto non ci sorprendiamo più di nulla, che crediamo di aver visto di tutto e di più. C’è per noi l’invito e l’augurio di poterci ancora stupire delle meraviglie di Dio ma anche della gioia di un incontro, del sorriso di un amico. L'episodio della Presentazione di Gesù al tempio, che riguardava tutti i bambini primogeniti del popolo di Israele, diventa l'occasione di un incontro straordinario per il vecchio Simeone. Tuttavia, l’incontro può effettuarsi perché vi è una condizione che lo rende possibile, cioè l’ascolto dello Spirito Santo che abita nel cuore di Simeone e che lo fa muovere verso Gesù. È, dunque, il cammino e il mistero della fede che permettono a Simeone di riconoscere Gesù come il Redentore. È la fede che anche noi abbiamo ricevuto in dono da Padre nello Spirito Santo, all’atto del nostro Battesimo, fede costantemente alimentata dall’Eucaristia che celebriamo ogni domenica e che ci rende capaci, se siamo disponibili, di guardare oltre le apparenze e di valutare diversamente la vita, le vicende, le relazioni. È proprio questa diversità di visione, questa modalità alternativa al mondo, che costituisce il senso profondo della giornata di oggi. La particolarità della famiglia di Nazareth si lega con forza al Mistero dell’Incarnazione. La Parola insiste, da un lato, sulla centralità dell’episodio di Simeone che ringrazia Dio perché ha riconosciuto l’Atteso che genera stupore in Maria e in Giuseppe; dall’altro, sulla qualità dei rapporti che è bene intercorrano tra moglie, marito, figli, genitori; una qualità che può diventare «profumo di Vangelo», segno di una umanità rinnovata, capace di misericordia, bontà, pazienza, mansuetudine. Il testo di Paolo specifica proprio una qualità del rapporto già anticipata e raccomandata dal Siracide che rivolgendosi a ciascuno esorta «Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare le doglie di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato: che cosa darai in cambio di quanto ti hanno dato?». Gli autori del testo sacro non sono ingenui, sanno quanto sia difficile e insieme appassionante, costruire relazioni buone tra uomini, sanno che la vita di famiglia è spesso contrassegnata dalla fatica nei rapporti. L’esortazione che il Siracide e Paolo esprimono non è moralistica ma è un invito dettato dalla fede, a lasciarsi attrarre innanzitutto dal primato della carità. Solo l’amore di Dio non delude, riempie il cuore, abilita ad amare sempre e di nuovo; la sola dimensione umana dell’amore è invece confusa, insicura, insufficiente rispetto al desiderio di pienezza. I testi delle letture ci invitano ad una qualità nuova nei rapporti, per riuscire ad essere, non come spettatori neutrali, al fianco di Giuseppe e Maria, stupiti anche noi delle parole e dei gesti di Simeone nei confronti del Bambino Gesù, per ricercare in lui la via della verità, della vita e dell’amore.
Sir 7,27-30.32-36; Sal 127; Col 3,12-21; Lc 2,22-33
