Domenica 12 febbraio 2017

Lo scontro di Gesù con i farisei è una situazione che sempre ritorna, ma questa volta avviene all’interno della sinagoga in giorno di sabato e sarà il momento di svolta nel ministero di Gesù che si sposterà dalle sinagoghe alle strade. Nella sinagoga quel giorno è presente un uomo con una mano paralitica e i farisei non vogliono che quest’uomo con la mano paralitica interpelli Gesù, interpelli Dio, invochi Dio in giorno di sabato. È un uomo, è un volto, è una persona, la sua è una attesa, quella mano è una mano impedita, perché non riempirla di gioia, e che importa se è sabato, tu vali più del sabato. La vita di quell’uomo non è interrotta, non è a metà, la mano paralizzata è come l’altra. I farisei che non sanno fare questi ragionamenti spirituali profondi, sono in difesa sono preventivamente in opposizione al fatto che Gesù operi guarigioni nel giorno di sabato. I farisei vorrebbero che non succeda niente nella sinagoga. La sinagoga, il luogo della celebrazione, il luogo del culto, luogo della parola di Dio, il luogo della speranza, la finestra aperta su cielo, in realtà è diventata la tomba di Dio. Perché la sinagoga, come per altro il Tempio, è diventato un luogo affaticato, senza respiro e questo a differenza di quanto è stato presentato nella prima lettura dove Saul persegue Davide che fugge ed è solo e nella tenda dell’Alleanza cerca da mangiare, cerca aiuto per vivere e Achimèlec, il sacerdote, gli consegna i pani sacri per il loro sostentamento: «non ho pani comuni ho solo pani consacrati». Sembra come una eccezione alla regola che il pane consacrato deve essere dato per l’uomo in emergenza, ma in realtà questa è la regola, è la verità profonda. La verità profonda è nel tempio, è nella sinagoga, ma è nascosta nella sinagoga e il sabato come la sinagoga, diventa la tomba di Dio, e non il momento, il tempo della rivelazione di Dio. Le cose che stanno in vostro potere (tirare su una pecora dal pozzo), sono più importanti delle cose che sono in potere di Dio, perché voi non credete in Dio. Anche Gesù fugge davanti alla congiura preparata dai farisei per ucciderlo, ma «molti lo seguirono» e Matteo ci dice che Gesù li guarì tutti, ma impose loro di non divulgarlo. Matteo interpreta questo ordine di Gesù citando il primo canto del Servo sofferente del profeta Isaia. Gesù è la verità della promessa di Dio, che abbiamo udito nella citazione del profeta Isaia, è luogo di speranza, colui che ridarà fiducia, colui che custodisce anche la fiammella tenue che rischia di spegnersi da un momento all'altro, e a ridonare speranza al cuore incerto e messo alla prova. Ecco, adesso questa promessa è qua, è accaduta, sta avvenendo e non può essere ritenuto arbitrario l'intervento di Gesù, è fondamentalmente nel solco di una obbedienza profonda ad una missione che il Padre gli conferisce. Incontra tutti, ma incontra tutti uno per uno, non incontra le folle, incontra i singoli e incontra anche te, ma soltanto se da te esce un grido una invocazione una implorazione come quella di Davide o come quella dell’uomo dalla mano paralizzata.

1Sam 21,2-6a; Sal 42; Eb 4,14-16; Mt 12,9b-21

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