Domenica 29 marzo 2015

Pasqua non è una festa semplice, né facile. Non è festa facile per due motivi. Il primo è senz’altro quello di non avere evidenze che impieghino la nostra memoria. È sicuramente più facile la festa di Natale perché si festeggia la nascita di un Bambino, e noi con i nostri vissuti siamo in grado di comprendere l’evento. Il secondo, forse quello che più tocca il nostro intimo, il nostro cuore, la nostra fede, è quello di capire se in noi è veramente cambiato qualcosa, oppure se, come Maria di Magdala siamo ancora nei gesti ripetitivi, ossia andare al sepolcro con il cuore fermo al Venerdì santo.
Il dramma umano del Venerdì santo è continuare a vivere con la morte nel cuore; è vivere senza speranza, è vivere senza futuro, è vivere senza apertura di senso, è vivere senza significati, è vivere senza amore, è vivere senza perdono e senza gratuità e soprattutto senza quella straordinaria Parola che rende possibile qualsiasi miracolo anche nei momenti di tempesta. È difficile “fare” Pasqua quando si è ancora fermi al Venerdì santo. Oggi però, anche noi siamo invitati a tornare a quel sepolcro, perché da quel sepolcro che non puzza di morte ma profuma di vita nuova che non ha più fine, è sorto il Sole ultimo che fa nuove tutte le cose. Per questo che a Pasqua si cambia passo e il passo diventa diverso brioso, dinamico. Se ci lasciamo incontrare dal Risorto, abbiamo davvero una visione sulla vita completamente altra, perché non ci lasciamo più consumare dall’ossessione di un tempo che logora, che distrugge. Il Risorto apre a speranze inaudite perché la morte è stata vinta da Cristo, e in Cristo anch’io sono vivo e avrò la forza di vincere la paura che attanaglia, la mancanza di speranza che ci uccide, la incapacità di trovare un senso alla nostra vita. Lasciamoci illuminare da questo mistero che oggi celebriamo, permettiamo a Cristo risorto di illuminare la nostra vita, la nostra situazione. Diventi allora per noi preghiera quotidiana, la richiesta di essere sempre abitati dallo stupore, dalla gioia che traspare dal mattino di Pasqua, e che almeno un poco di questo stupore, di questa gioia passi, attraversando i nostri occhi, nel cuore di chi ci sta vicino, allora la Pasqua non sarà più una festa difficile. Buona Pasqua!

Rif. Letture:

At 1, 18; Sal 118 (117); 1Cor 15, 310°; Gv 20, 1118

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