Domenica 26 Aprile 2015

Gesù si presenta come il Buon pastore perché non è semplicemente la guida, ma è guida per-ché ha un rapporto intimo con il suo gregge, gregge che entra a far parte della Sua condizio-ne, mediante uno scambio continuo tra Lui, il pastore, e le sue pecore. C’è un filo sottilissimo che lega le pecore al pastore, un filo fatto di conoscenza intima, e questa conoscenza avviene attraverso la voce: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono» (Gv 10,27). È la voce che racconta un rapporto di conoscenza profondo, al punto di diventare la parte più intima di noi stessi. E Gesù vuole instaurare un rapporto con noi proprio su questa dimensione; vuole entrare nella nostra vita per far si che anche noi, a nostra volta, riusciamo ad entrare nella Sua dimensione proprio per riconoscerci entrambi attraverso l’anima che parla, che dialoga attraverso la nostra spiritualità.
È Gesù che lo afferma: «Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano» (Gv 10,28). È una immagine plastica che dice forza, che dice questo aggrapparsi, e questo attaccamento è sempre e solo in senso positivo del nostro disporci nei confronti di Dio. È come se dicesse: io voglio essere vostro pastore per darvi un sollievo, per liberarvi da voi stessi; e per fare ciò, questo rapporto tra l’umanità e Dio deve essere impostato, deve avere la dimensione della conoscenza. Conoscere Gesù significa anzitutto conoscere la sua Parola, perché quella Parola è Parola che ci permette veramente di fare un percorso di consapevolezza dentro di noi. Conoscere Gesù significa riconoscere finalmente un Dio che non è un giudice come lo pensiamo noi, ma un giudice che ci ama, un giudice che vuole liberarci dalla nostra schiavitù.
E per fare ciò, dobbiamo semplicemente aprire il nostro cuore a Lui, avere con Lui un rapporto intimo, fatto di scambio, un rapporto fatto di vita vissuta. È vero, la nostra può essere una vita piena di errori, una vita dove spesso si arranca; ma noi, proprio in virtù di questa relazione con Lui, prendiamo conoscenza che la nostra vita, la vita di ognuno di noi, dinnanzi agli occhi del Padre, è una vita preziosissima. Vogliamo allora chiedere al Padre, attraverso l’Eucaristia che celebriamo, di darci occhi per guardare la realtà per quella che è, e non fermarci all’apparenza, ma andare alla sostanza e in quella sostanza, incontrare ancora una volta Gesù che è amore e che non ci abbandona mai. «Il Padre mio me le ha date, nessuno può strapparle dalla mano del Padre» (Gv10,29); proviamo ad interiorizzare, a fare davvero nostra questa immagine, questa consegna, questo scambio che avviene tra il Padre e il Figlio, e il Figlio che trasforma la nostra condizione, ci riconsegna in quelle mani che ci aspettano, le mani di Dio Padre.

Rif. Letture:

At 20,7 – 12; Salmo 29; 1Tm 4,12 -16; Gv 10,27 – 30

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