Domenica 17 Maggio 2015

Tutto è dal Padre. Gesù è venuto sulla terra per rivelarci il Padre; ce lo ha rivelato dicendo le parole del Padre, compiendo le opere che il Padre gli ha dato da compiere. Tutto in Gesù è dalla volontà del Padre e il Padre vuole che la missione di Gesù, continui sino alla consumazione dei secoli, per questo ha donato al Figlio i Dodici Apostoli. È vero, i discepoli li ha scelti Gesù ma sotto l’azione dello Spirito Santo. Ogni uomo è del Padre, al Padre appartiene e il Padre ne fa dono al Figlio. Il Figlio che ha ricevuto il dono del Padre, lo ha custodito, lo ha formato, lo ha educato, lo ha preparato; ha svelato loro, il suo mistero, la sua vita e ora, i discepoli, sanno cosa dovranno fare, essere fedeli al Maestro.  
Tuttavia Gesù sale al Padre perché da sempre è nel Padre, e chi potrà custodire i suoi di-scepoli dal male? Chi potrà vigilare su di loro perché mai perdano o smarriscano quanto hanno ricevuto? Sulla terra non vi è nessuno che potrà farlo; come Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, essi sono esposti alla tentazione e in essa possono cadere, con il rischio di svolgere una missione che non appartiene a Cristo Gesù. «Padre santo, custodisci nel tuo nome quello che mi hai dato perché siano una sola cosa come noi» (Gv 17,11). Gesù conosce l’astuzia e l’arte del tentatore; anche Lui è stato tentato, anche a Lui Satana aveva suggerito una via autonoma fuori della volontà di Dio; Lui però, forte dello Spirito Santo perfetto conoscitore della volontà del Padre, aveva respinto ogni assalto di Satana, aveva resistito.
Ha resistito fin sulla croce, fino all’ultimo respiro. Sapendo questo, Gesù consegna i suoi discepoli al Padre, vuole che sia Lui a custodirli nel suo nome, nella sua verità, volontà, carità desiderio di salvezza e di redenzione. È solo perché c’è la custodia del Padre, che i discepoli di Gesù potranno rimanere fedeli a Lui tutti i secoli.
Il Padre ha forse mai abbandonato il suo desiderio di portare l’uomo nella più intima comu-nione con Lui? Non si è sempre preso cura dell’umanità intervenendo nella nostra storia giorno dopo giorno? O ci fidiamo di Dio e consegniamo tutto a Lui, oppure saremo testimoni nel mondo solo della nostra scarsezza di fede, della nostra assenza dell’autentica verità. Saremo per tutti cattivo esempio di come si svolge il lavoro missionario che siamo chiamati ad abitare – ognuno nelle proprie situazioni di vita – nel nostro piccolo pezzo di storia. Allora tutti noi siamo chiamati ad elevarci ad imitazione più perfetta di Gesù Signore che consegna tutto al Padre, perché tutto dal Padre riceve. Anche noi dunque, dobbiamo consegnare ogni cosa a Dio. Chiediamoci dunque se ci sentiamo parte di una comunità che testimonia il Risorto, se profondamente crediamo nello sguardo amorevole che il Padre ha sulla nostra vita, e se riconosciamo davvero di essere in “buone mani”, nonostante le inevitabili difficoltà che ogni giorno incontriamo. 

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se volessi contarli, sono più della sabbia.
Mi risveglio e sono ancora con te. (Sal 139)

 

Rif. Letture:

At 1,15-26; Sal 138; 1Tim 3,14-16; Gv 17, 11-19

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