Domenica 21 Giugno 2015
Tutto comincia con un invito. Non un obbligo o un dovere, ma un invito che dichiara la nostra libertà immensa e drammatica. «Molti sono chiamati, ma pochi eletti» (Mt22,14) non dobbiamo assumerla come una indicazione statistica. È vero, tutti sono chiamati, ma pare che quando una cosa sia gratis, corra il rischio di essere poco apprezzata, e il fatto che l’invito sia rivolto a tutti, rischia davvero di alimentare l’idea che l’essere chiamati, non sia poi una cosa così importante. Coloro che erano stati chiamati attraverso Mosè, la Legge e i Profeti, ossia gli invitati della prima ora della parabola odierna, non accettarono l’invito. La parabola interpreta il ministero di Gesù; Gesù è venuto ad invitare tutti alla festa di nozze. Gli danno retta pubblicani, prostitute peccatori, ma sacerdoti, maestri anziani del Sinedrio non gli danno retta. Hanno sempre fatto così. Questo è il Vangelo la buona notizia, le nozze del Figlio con la Chiesa sua Sposa. Proprio perché gli invitati della prima ora non vollero entrare tutti, la Chiesa – istituita dalla Pasqua del Signore – ha avuto l’incarico di raccogliere tutti: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze» (Mt 22,9), e poi mette una nota “buoni e cattivi”. Occorre non prendere alla leggera questo fatto. Che siano chiamati tutti non vuole dire che non c’è da pagare il “biglietto”. Per entrare al banchetto di nozze occorre cambiare l’abito, cambiare le abitudini, cambiare la vita, convertirsi.
«Tutto mi è lecito» (1 Cor 6,12); anche i cristiani di Corinto hanno ascoltato il Vangelo attra-verso la parola di Paolo; e Paolo dice che “Cristo ci ha liberati dalla legge, perché rimanessimo liberi”, liberi dalla circoncisione, dalle prescrizioni minuziose e pedanti della tradizione farisaica. Tutto è lecito! Sì, dice san Paolo «tutto è lecito, ma non tutto giova» (1 Cor 6,12); per questo dobbiamo dissociarci, dobbiamo stare attenti a non farci dominare dalle cose che siamo chiamati ad usare ed amministrare. Siamo tutti chiamati a liberarci da queste paure. E poi, la narrazione dell’episodio di Sodoma raccontato in maniera frammentaria, ma con gli elementi essenziali. Dio ha udito il grido che sale da questa città di Sodoma e gli angeli sono mandati a Lot, parente di Abramo. Lot è sollecitato ad uscire in fretta dalla città: “non voltarti indietro” cercando di trattenere l’ira di Dio che distrugge la città antica. Non ci si deve volgersi indietro come ha fatto la moglie di Lot. Essa infatti, nonostante sia stata salvata dalla distruzione di Sodoma, non riesce a fissare lo sguardo lontano dalle cose che lascia, perché ne sente il fascino che la porta a voltarsi e a trasformarsi così in una statua di sale. Devi camminare con sicurezza verso il futuro che Dio ti promette; non devi lasciarti spaventare da quello che crolla alle tue spalle.
La vicenda di Sodoma, la distruzione di Sodoma è come prolusione, come preannuncio, profezia di quello che accade quando Gesù viene a predicare il vangelo. Gesù sollecita ad uscire in fretta dalla città. I testi della Scrittura che la liturgia oggi ci propone, sono un rinnovato appello alla conversione. Certo, l’invito alla festa di nozze è gratis, ma per entrare alla festa bisogna cambiare abito, cambiare abitudine e cambiare modo di giudicare.
Gen 18, 17-21; 19, 1.12-13.15.23-29; Sal 32; 1 Cor 6, 9-12; Mt 22, 1-14
