Domenica 5 marzo 2017
Tempo di quaresima tempo forte, un tempo che ci è dato come spazio da vivere, affinché ognuno di noi possa dare una risposta di senso alla propria vita. Quaranta giorni; un percorso, una strada per la conversione che non è semplicemente un cambiamento di direzione dal punto di vista comportamentale nel suo contenuto più profondo. Non basterebbe, dice la pagina del profeta Isaia, dare una verniciatina alla facciata; no, non è questo il digiuno che Dio gradisce se poi ci teniamo distanti con il cuore da Dio, se poi offendiamo la povertà del povero, se poi calpestiamo la dignità di un altro. Il Signore non può accettare il nostro digiuno se la nostra vita è questa. È questo, un cammino di verità dove non ci si può nascondere dietro a gesti esteriori, dove si viene allo scoperto per quello che si è, e per quello che si ha dentro nel cuore. Questo è il cammino da intraprendere ed è lo spazio che occorre recuperare. E per avere il coraggio di fare un cammino così, Paolo con parole sincere ci dice: “Vi supplico, fratelli, lasciatevi riconciliare con Dio”. Vi supplico, come a dire non indugiate, non rimandate a dopo, questo è il tempo favorevole, questo è il tempo della salvezza. Ciascuno di noi, di fronte ad una parola vera, sincera, aperta, senza fronzoli, può orientare i passi, i pensieri, la vita, il cuore a quella Parola che è Gesù. e proprio al cuore di questa esperienza sta il brano del vangelo di Matteo, un inizio di quaresima che è molto famigliare che ci dice e con molta forza, che ciò che sta a cuore come esperienza viva del deserto è celebrare il primato di Dio. Lui è indiscutibilmente il primo, non c'è qualcuno o qualcosa di più grande di Lui. Ascoltate così, le tentazioni di cui il brano ci parla, assumono davvero tutta la loro forza di provocazione. Quella del benessere “fa che queste pietre diventino pane”; quella del potere “ti darò in possesso tutti i regni del mondo” e da quella sul possesso sugli altri e le loro coscienze “buttati dal pinnacolo del tempio, gli angeli ti sorreggeranno”. In fondo, tutte e tre, queste tentazioni tentano di dire che Dio è un altro: è il benessere, è il potere, è il possesso. Ma Gesù non ci sta, e richiama la parola antica, quella che pure il tentatore spesso subdolamente gli cita. Richiama la parola dell'Esodo: “non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. C'è un primato da onorare, ed è quello di Dio, il deserto fa emergere questo: non ci siano idoli così che davvero scalzano il primato di Dio. Se entrano nel cuore dell'uomo e nei suoi passi di libertà, diventano davvero passioni dominanti che prendono le forme e i colori più diversi, e che poi, inesorabilmente allontanano da una comunione vera con il Signore. Ecco ci entra così nel deserto Gesù, e per noi è riferimento che ci fa da guida. Quaranta giorni in cui dobbiamo vincere la tentazione; faremo i fioretti, ci impegneremo di più, cercheremo di non fare questo piuttosto che l’altro, ma qui è in questione la nostra fede, qui dobbiamo dare ragione della speranza che è in noi e per poterlo fare, bisogna sapere chi è Dio per noi; e una volta che avremo risposto, allora il nostro percorso sarà davvero più luminoso perché la Sua presenza ci darà forza anche nelle cadute che inevitabilmente potremo fare.
Is 58,4b-12b; Salmo 102; 2Cor 5,18 -6,2; Mt 4,1-11
