Prepariamo la Domenica

Domenica 22 gennaio 2017

La liturgia di questa domenica pone sullo sfondo ancora il deserto che è un richiamo simbolico e fortissimo nel linguaggio biblico. Deserto luogo di sofferenza, tentazione, privazione e inaspettatamente luogo di prossimità di cura di alleanza. Simbolo di tutto ciò sono la manna, segno dell’antica alleanza ed il pane, segno della nuova alleanza. Alla manna nel deserto aveva provveduto Dio, per intercessione di Mosè ed Aronne, ma Manna, cosa minuta e granulosa che si poteva mangiare, in ebraico si dice “Man hu” che è la traduzione della domanda “che cosa è”. Sembra proprio che i figli di Israele, abbiano potuto avere ogni giorno sulla loro bocca una domanda, che rinnovino una invocazione, sperimentino la ripetizione di un’attesa e questo ci porta a considerare che anche per noi deve essere così. Infatti non sappiamo che cosa occorra davvero per la nostra vita, dobbiamo chiedere ogni giorno e da capo al Padre dei cieli di “darci oggi il nostro pane quotidiano”. E perché il pane disceso dal cielo non deluda, dobbiamo raccoglierne quanto basta per un giorno solo, mostrando in tal modo di fidarci di Dio per il giorno dopo. Quello che l’Esodo dice per la Manna, è quello che dobbiamo dire e riconoscere a proposito della nostra fede. La fede di ieri, non serve a sostenerci per l’oggi. Oggi la fede deve essere rinnovata, quella di ieri è passata. Nel vangelo al pane per la folla provvede sicuramente Gesù, ma con il concorso di altri. Viene moltiplicato quel poco pane che qualcuno ha messo a disposizione. La sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso con gli altri è sufficiente, che la fine della fame non sta nel mangiare a sazietà da solo il tuo pane, ma nello spartire con gli altri il poco che si ha, il bicchiere d'acqua fresca, olio e vino sulle ferite rappresentato da un po' di tempo e un po' di cuore per coloro che ci stanno vicini. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato alla fame d'altri. Il messaggio di questa liturgia è la rivelazione di Dio; essa infatti, esprime in profondità la logica pasquale che dischiude una nuova economia: non dare e avere, comprare e vendere, ma donare e ricevere compromettendosi oltre la materialità delle cose. Solo così prende significato l’espressione di san Paolo ai Corinti: «Gesù, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». E questo quando diventa convinzione del cuore, quando si radica come buona notizia del vangelo, si fa capace davvero di gesti solidali e veri. E come è puntuale la parola di Paolo nel dire agli uni e agli altri: abbiate attenzione in modo che nessuno rimanga senza ciò di cui ha di bisogno, così che nessuno ecceda a dispetto di un altro che povero rimane, perché guarda che cosa ha fatto il Signore da ricco che era. È un volto bello quello di Gesù perché non dà la copertura a gesti di egoismo del solo badare a noi stessi e basta, ed è proprio per questo che lo riconosciamo come Volto che il vangelo anche in questa domenica ci regala.

Es 16, 2-7a.13b-18; Sal 104 (105); 2 Cor 8,7-15; Lc 9, 10b-17

Domenica 15 gennaio 2017

Meriba luogo della contestazione. Il racconto di sofferenza e di paura presentato dal Libro dei Numeri, si svolge nel deserto di Kades ed avviene verso la conclusione dell'esperienza dei quarant'anni del deserto. Nella marcia d’Israele nel deserto si riaffaccia l’incubo della sete e, con essa, la tentazione della ribellione contro Mosè e il Signore. Manca l’acqua, c’è la morte che avanza, e Colui che provvedeva sembra ormai fattosi assente nuovamente. Tutta l'amarezza del popolo si sfoga qui contro Mosè e Aronne. In questo episodio l'autore biblico coinvolge anche Mosè e Aronne in un atteggiamento di sfiducia verso Dio, espresso dal fatto di aver percorso due volte la roccia (La roccia richiama spesso nell'Antico Testamento lo stesso Signore, riferimento stabile e garantito per ogni credente). Mosè avrebbe forse mancato di fede colpendo due volte la roccia? Di fatto può nascere da qui il rimprovero del "Non avere avuto fiducia in me per dar gloria al mio nome santo". Per la gravità dell’atteggiamento assunto dagli Ebrei verso Dio, questa località, è ricordata dalla tradizione biblica in modo negativo, con l’esortazione a non ripetere più una tale esperienza (Salmo 95,8: “Non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto). San Paolo, parla della vita secondo lo Spirito, confrontandola con la vita secondo la carne. Chi crede in Gesù riceve il dono dello Spirito e solo lo Spirito permette a ciascuno di superare le difficoltà del male, di saper vivere secondo giustizia, di camminare nella Sapienza di Dio. Il confronto tra la vita della carne e la vita dello Spirito si allinea sui desideri: ci sono desideri che portano alla morte e desideri che portano alla vita e alla pace. Le nostre invocazioni sono solo tentativi per fare aderire Dio ai nostri progetti. E allora lo Spirito viene in soccorso alla nostra debolezza e ci suggerisce quello che dobbiamo dire al Padre, poiché "lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili". I pensieri del Signore sono incomprensibili alla mentalità di questo mondo e quindi sono definiti "gemiti inesprimibili". Ma se ci orientiamo e ci mettiamo a disposizione dello Spirito, Egli ci educa ai pensieri di Dio e alla sua volontà e quindi ci conduce alla conversione del cuore. E nella II domenica dopo l'Epifania si legge il vangelo delle nozze di Cana. Stiamo ancora contemplando il progressivo rivelarsi di Cristo. All'Epifania abbiamo celebrato tre misteri, che si prolungano nelle domeniche seguenti: l'adorazione dei Magi, la manifestazione al Battesimo del Signore al Giordano, la rivelazione del Messia alle nozze di Cana per l'intercessione di Maria. Gesù si disvela (toglie il velo) alla fede che ha bisogno di vedere il miracolo per credere, si disvela nella mediazione della Chiesa misticamente raffigurata in Maria, che media tra Cristo e i bisogni dell'umanità. La Madre non può sopportare che manchi il vino alla festa di nozze, ma ogni madre non può sopportare che manchi la gioia alla vita comune tra l’uomo e la donna. Il miracolo dell'acqua cambiata in vino non è solo un miracolo simbolico: è il vino dell'avvento del Messia in mezzo al suo popolo, le nozze di Dio con l'umanità. Questo miracolo mette anche in luce la duplice caratteristica di ogni intervento prodigioso di Dio nel tempo: è un prodigio concreto, che magari risolve una situazione, ma insieme provoca la fede, chiede di essere riconosciuto come "segno" di Dio che interviene e chiede l'adesione di fede.

Nm 20,2.6-13; Sal 94; Rm 8,22-27; Gv 2,1-11

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy