Prepariamo la Domenica

Domenica 18 dicembre 2016

Divina Maternità della Beata Vergine Maria

Parla di lei il testo molto antico del brano di Isaia; parla di questa donna che sarebbe diventata il segno dell'amore e della vicinanza di Dio. È prefigurata nel volto della figlia di Sion, simbolo del popolo di Dio, della città di Gerusalemme dove convergono coloro che attendono il compimento della promessa. Ed è questo annuncio che porta in sé il messaggio che avrebbe aperto il varco, che avrebbe fatto conoscere la straordinaria grandezza del dono.  L’ultima domenica di Avvento, è dedicata alla Madre che attende il Figlio e questa sua attesa è illuminante se messa in rapporto alle attese di tutti noi. È un’attesa che non comincia con la parola dell’angelo anche se il sì alla parola dell’angelo, determina l’orientamento dell’attesa, Maria è in attesa già da prima: «Ai poveri del popolo renda giustizia, salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore», ci farà pregare il salmo. L’Annunciazione è per noi icona eloquente che ci fa cogliere come Maria ascolti e dialoghi con la Parola. In questa pagina che è davvero cara nel cammino della nostra fede, ci viene detto solo qualcosa e nella forma più rapida possibile, di quella grandissima esperienza che lì accade per iniziativa di Dio e per la disponibilità di Maria: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Ci sarebbe poi voluta una vita intera anche per lei, per raccontare questo percorso, caratterizzato dalla sorpresa e l'affidarsi gioioso al Signore. Una vita intera, come per tutti i credenti, come per ognuno di noi, e per questo anche noi ti salutiamo con gioia, Maria, perché lo hai detto subito e per l’intero cammino il tuo sì, ti sei consegnata così, davvero «piena di grazia». Conseguenza di tale evento è la gioia. Paolo esorta a non lasciarsi sopraffare dall'angoscia, a non perdere la serenità perché frutto della speranza «il Signore è vicino». Per questo ci è caro oggi, in quest'ultima domenica di avvento, concludere il cammino guardando a te Maria giovane donna di Nazareth, meditare il tuo sì accogliente, e scoprire l’invito alla gioia che arriva da quel saluto «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te».

Is 62,10-63,3b; Sal 71; Fil 4,4-9; Lc 1,26-38a

Domenica 4 dicembre 2016

Nella domenica intitolata “L’ingresso del Messia”, non ci deve sorprende, udire annunciato, il vangelo che viene proclamato la Domenica delle Palme. L’ingresso di Gesù a Gerusalemme è annuncio dell’ingresso di Gesù in questo mondo. L'autore della Lettera agli Ebrei, mette le parole «Ecco, io vengo per fare la tua volontà», nel cuore e sulle labbra di Gesù a testimonianza della volontà salvifica del Padre, un messaggio che ha forza in sé e porta grande consolazione e gioia. Un ingresso visibile, gioioso, esultante e festoso di Gesù a Gerusalemme che rivela il mistero nascosto nei secoli e che ha in sé una verità: l’annuncio di una speranza. La cogliamo in quella splendida pagina di Isaia come una confidenza sussurrata al cuore: «Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta». In un momento non facile per il popolo di Israele, questa è la promessa di Dio: si concluderà la fatica e la schiavitù finirà, proprio perché si appartiene ad una storia di amore: «Consolate, consolate il mio popolo». Questa promessa però deve svelarsi; non è solo un'attesa, è un atto che accade. Il brano del vangelo di Matteo, ci dice che quella consolazione, che allora era stata annunciata, ha preso il volto della vicinanza estrema di Dio a noi, al nostro cammino di uomini. Questo entrare nella città e farsi solidale, dice una compassione senza limiti del Signore che dà conforto e fiducia. «Ecco io vengo», questa è la determinazione del cuore di Dio, questo è il linguaggio di Gesù, questo è il suo consegnarsi, e questa è primizia di ciò che poi ci consentirà di celebrare il collocare la sua tenda in mezzo a noi, nel nostro sterminato campeggio di uomini per farsi solidale con quel contesto di gente che ama e odia, che si divide e si ricompone, per farli ripartire, rinascere, solidale fino in fondo perché «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato».

Is 40,1-11; Salmo 71; Eb 10,5-9a; Mt 21,1-9

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione CookiePolicy