Domenica 13 novembre 2016
È un clima forte quello che pervade le letture di questa domenica. Pagine certamente im-pegnative ce ne accorgiamo; singolare comunque è il modo con cui il Profeta, Paolo, Gesù stesso nelle parole di cui ci riferisce Matteo, alimentano la speranza, pur dentro un tempo burrascoso e difficile, insidiato in tutti i modi. Parole di serenità che invitano a vincere la paura, perché lo Spirito del Signore non rinuncia a salvare coloro che ha chiamato. Isaia dice «La mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta». E Gesù ci invita a ricordare che il futuro della storia è nelle mani di Dio per cui il credente ha la certezza che il Signore morto e risorto è il vincitore della storia. Anche Paolo dopo di aver evocato le insidie gravi che segnano il cammino già dall'inizio della giovane comunità cristiana, qua-li l'allontanarsi dal cuore del vangelo, oppure il disperdersi unicamente attorno a que-stioni che non sono quelle centrali, esorta ad essere fedeli alla chiamata degli inizi, per es-sere il popolo che attende il Signore, che ha sete del Signore. Questa è parola che vorremmo trattenere all'inizio del cammino di avvento, come parola che fonda una speranza certa; che ci fa pensare che questo è un mondo che non durerà sempre, ma Dio rimane sempre fedele, ed è salvezza per tutti. Chiediamoci con tutta serenità se siamo coscienti di aver bisogno di un «Salvatore», e in che modo la nostra intelligenza, la nostra capacità d’amare, le nostre ma-ni, riescono a farsi «salvezza» per gli altri, perché sapere questo, vuol dire tenere accese le lampade, vuol dire che il nostro cuore rimane vigilante.
Is 51,4-8; Sal 49; 2Ts 2,1-14; Mt 24, 1-14. 29-31
