Prepariamo la Domenica

Domenica 14 febbraio 2016

I quaranta giorni di digiuno osservati da Gesù.
Lettura del Vangelo secondo Matteo.

Gesù è condotto dallo Spirito per essere tentato, quasi che debba allenarsi all’inizio del suo mini-stero, a far fronte alle tentazioni del maligno. Tuttavia, questa indicazione che ci dà il vangelo, ci suggerisce che lo Spirito è segno di garanzia e di sostegno e comunione con Gesù stesso, ma an-che per ogni cristiano di fronte alla tentazione. Il brano ci mette in guardia, ci dice che le tenta-zioni ci pongono continuamente dinnanzi a illusioni: è l’illusione di impostare la vita sull’apparenza “dì che queste pietre diventino pane”; sulla spettacolarità “gettati giù”; sul pote-re “tutte queste cose ti darò”. È, in ultima analisi la tentazione di trovare nutrimento per la no-stra vita in ciò che è altro dal Signore Gesù Cristo e dalla sua Parola; seduzioni che si possono racchiudere sotto la parola idolatria che oggi non trova più spazio nel nostro vocabolario. La quaresima assume dunque l’aspetto di tempo propizio per dare indirizzo e senso nella scelta del-la strada da percorrere.

 

Mt 4, 1-11

Domenica 22 novembre 2015

Il Vangelo di questa domenica, sembra proprio l’invito a ripartire, ad operare in noi un nuovo inizio, una nuova genesi; oggi per tutti noi c’è la possibilità di ripartire da capo. Non posso cancellare il mio passato, anche se il mio passato è nelle mani di Dio, ma ci viene data l’occasione, in questo itinerario di avvento di preparazione al mistero insondabile dell’Incarnazione del Figlio di Dio, di ricominciare, di ripartire. E non iniziamo con le cattive notizie, perché siamo stanchi delle cattive notizie, ma con questa possibilità che ci è data. La parala vangelo vuole proprio dire questo: buona notizia, lieto annuncio. La bella notizia è una persona Gesù Cristo. Marco ci dice proprio questo perché Gesù non può tradire mai. Certamente se lo conosci in modo superficiale, tutto ciò può lasciarti anche indifferente, ma se lo conosci, se ci entri dentro, se la nostra vita si incarna nella sua, se questa Parola che ogni domenica noi ascoltiamo entra dentro, ci accorgeremo che Gesù Cristo non tradisce. Gesù Cristo è la Parola fatta carne. È venuto, forte nell’amore, potente nell’amore, fino alla Croce. Ci risuoni dunque in questa seconda domenica di Avvento questa possibilità di ricominciare con una buona notizia che è una persona: Gesù Cristo. Perché se ci fidiamo di lui, ascoltiamo la sua parola, ci nutriamo della sua storia e della sua presenza, la mia vita di povero uomo, può davvero ricominciare e finire di essere cristiani brontoloni.

Voglio però, soffermarmi su questo bellissimo salmo che la liturgia della II Domenica d’Avvento ci fa pregare e propone alla nostra attenzione. C’è un’evidenza insieme drammatica e meravigliosa nell’identificazione di Gerusalemme come la Madre di tutti i popoli. Ci sono altre “città sante”, ma lo sono per chi vi appartiene e, in modo rigoroso, esprimono appartenenze esclusive, fino ad essere “città proibite” per chi proviene e dipende da altre storie, da altre  culture e fedi. Gerusalemme, invece, è veramente la Città della Pace per la sua designazione ad essere Madre di diversità e comunione di lontani. Neppure si può cogliere una condizione di “conversione” per appartenervi, perché la sua maternità sembra precedere ogni singola storia.

Della “città di Dio” il salmista ha udito cose stupende provenienti dai profeti (Is 2,2; 60,1s; Zc 2,14-15). “I monti santi” dove sono le fondamenta della città sono il monte Sion e il piccolo rialzo su cui sorgeva il tempio. "Il Signore ama le porte di Sion, più di tutte le dimore di Giacobbe", poiché Gerusalemme è la città sede del trono di Davide che spetterà al Messia che, messo a morte ma risorto e salito al cielo alla destra del Padre, ha dato vita ad un tempio nuovo fatto di pietre vive, cioè la Chiesa (1Pt 2,5). Da Gerusalemme poi uscirà la Parola nel giorno di Pentecoste (Mi 4,2-3; At 2,4). Il salmista ricorderà ai suoi conoscenti Raab, cioè l'Egitto (Raab è un mostro mitologico pagano rappresentante il caos primordiale: cfr. Sal 89,11«Tu hai ferito e calpestato Raab, con braccio potente hai disperso i tuoi nemici»; Is 30,7: «Vano e inutile è l'aiuto dell'Egitto; per questo lo chiamo «Raab l'ozioso»), e Babilonia, cioè le due grandi forze avverse ad Israele, dalle quale Dio ha sottratto il suo popolo.
La profezia di Sion, madre spirituale di tutti i popoli, si realizzerà nella novità dei tempi messianici. La futura Sion sarà la Chiesa, le cui porte saranno sempre aperte per accogliere le genti (Ap 21,24-26: «Le nazioni cammineranno alla sua luce, e i re della terra a lei porteranno il loro splendore. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, perché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l'onore delle nazioni»). La Palestina - in-tendendo quella meridionale in riva al Mediterraneo, cioè la Filistea -, Tiro ed Etiopia, nasceranno a Dio dall'azione della Chiesa, mistica sposa del Verbo incarnato, e, nello Spirito Santo, vera madre di tutti i popoli; e anche nasceranno a Dio l'Egitto e Babilonia (le grandi regioni della Mesopotamia), prese a simbolo delle nazioni ostili a Dio. Dio registrerà “nel libro dei popoli” - una figurazione della conoscenza Dio - i popoli nati a Cristo dall'azione della Chiesa, madre delle genti. E ogni popolo, in unione con gli altri, canterà e danzerà dicendo: “Sono in te tutte le mie sorgenti”; dove le sorgenti che fanno vivere i popoli sono la Parola di Dio annunciata dalla Chiesa e i Sacramenti. Ecco, vale la pena riuscire a riconoscere che in questa “Gerusalemme celeste” davvero possiamo riconoscerci tutti; dove la fraternità più grande che unisce e valorizza anche le diverse realizzazioni storiche dell’uomo, dà significato, valore, motivo di bellezza al disegno che il Signore ha in mente.

Is 19,18-24; Salmo 86; Ef 3, 8-13; Mc 1,1-8

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