Prepariamo la Domenica

icona-del-sacro-cuore-di-gesuSolennità del Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo; celebrazione che dice il coraggio di poter tuffarsi nel mistero stesso dell’Incarnazione di Cristo e comprenderne la forza del suo dono verso ognuno di noi. L’antica alleanza divenuta nuova alleanza (Es 24,3-8), diventerà “Nuova ed eterna Alleanza” per mezzo di Gesù , e questa “Nuova ed eterna Alleanza” la celebriamo tutte le volte che Lui ci consegna se stesso con il suo sacrificio.
Nessun’altra sera dell’anno è scesa nella storia e sui nostri cuori, con la dolcezza appassio-nata come quella richiamataci da Marco. Scende a suscitare memorie e speranze, pentimenti e promesse, pensieri mesti e palpiti d’amore. E' la sera della “cena del Signore”; l’ultima che egli consumò prima di andare incontro al tradimento, alla morte di croce, alla gloria della risurrezione. Quella sera nel cenacolo, in un momento carico d'intensa intimità con i suoi, Gesù cosciente che la sua ora è vicina, si affida a loro in un modo del tutto inimmaginabile: "Questo è il mio corpo [...] questo è il mio sangue". Gesù utilizza il semplice pane e vino per farsi sempre presente, disponibile per noi, raggiungibile in modo umile ma profondamente coinvolgente, perché ad essere coinvolto è il nostro corpo e il nostro spirito chiamati a sperimentare qualcosa del mistero d'amore in seno alla Trinità. L’Eucaristia è la “Nuova ed eterna Alleanza” e se mi comunico ad essa, io conosco la strada perché solo Gesù Cristo è la strada che conduce al Padre (cf Gv 14,6-7); l’Eucaristia mi fornisce gli occhi per vedere il cielo, perché i Suoi pensieri diventano anche i miei pensieri, la Sua forza è la mia forza, il Suo coraggio mi dà coraggio.
Noi ci identifichiamo con il Maestro, non con l’adeguamento a norme e dottrine, ma vivendo  di Cristo e riscoprendo in Lui la direzione della nostra vita. Ecco il giorno che ricordiamo og-gi;  la Chiesa lo celebra ogni giorno della sua esistenza forte del comando avuto dal suo Signore «fate questo in memoria di me» (Lc 22,19), e lo celebriamo come memoriale che è la ripresentazione dell’evento di cui si fa memoria. È rendere presente quell’evento, è un attualizzarlo in modo tale, che lo si rende contemporaneo a noi e noi vi partecipiamo direttamente allo stesso modo in cui ne furono resi partecipi i discepoli. San Padre Pio amava dire che “la Messa è un appuntamento sul Calvario”. È un tuffarsi in Cristo per restare in Lui, perché se vivo di Cristo io penso come Lui, ragiono come lui, scelgo come Lui; oriento cioè la mia vita come Lui l’ha orientata:  un completo abbandonarsi nelle braccia del Padre.
Per questo che la nostra vita cristiana non è un momento, ma tutti i momenti sono la nostra vita cristiana e se io penso come pensa Gesù e io vivo come viveva Lui, non c’è scarto tra le mie scelte e la giustizia, tra le mie scelte e la carità, tra la mia scelta e la pace. Io vivrò la giustizia la pace la carità perché se “per me vivere è Cristo” (Fil 1,21), altro non riesco a guadagnare. Ecco ciò che è versato nell’Eucarestia, ecco ciò che riceviamo da Dio e condividiamo tra di noi. Ecco il sacrificio: l’amore. Lo abbiamo dimenticato? La celebrazione eucaristica ha senso solo come esperienza dell’amore del Padre per noi, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo. La celebrazione eucaristica è autentica solo se questo amore diventa visibile nella nostra assemblea che una volta congedata, cammina nel piccolo pezzo di storia abbracciando i fratelli, rendendo vero il gesto dello scambio di pace, rendendo vera l’affermazione di lode e ringraziamento, il modo nel quale rendiamo grazie al Padre per Cristo, con Cristo e in Cristo.

ES 24,3-8; SAL 115; EB 9,11-15; MC 14,12.22-26

Domenica 31 Maggio 2015

La festa della Trinità dà il senso al mistero della storia della salvezza. Il mistero della Trinità è il mistero sommo di tutta la fede cristiana. Come si fa a mettere il mistero trinitario nella mente o anche nel cuore di un uomo? È arduo il mistero trinitario, al punto che  Sant’Agostino dice “se ti sembra di averlo capito, è sicuro che non è Dio”. Se è Dio, sei sempre in cammino verso una meta che è oltre. Non si può fissare l’immagine di Dio come si fissa una immagine che sta davanti agli occhi. Anche Mosè fu sollecitato da questo desiderio «Mostrami la tua gloria», ma Dio gli dice di no, «l’uomo non può vedere il volto di Dio e rimanere vivo» (Es 33,20).
Non si conosce Dio mediante le parole, si può conoscere Dio soltanto accettando di stringere un rapporto, un cammino comune con Lui, attraverso una storia, una alleanza che al vertice trova il suo compimento la vicenda del Figlio. L’aspetto sfuggente del volto di Dio che Mosè voleva vedere, ha la sua umanità in Gesù Cristo: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). È un Dio condiscendente, amico dei pubblicani e peccatori. Non si deve scegliere tra un volto di Dio e l’altro, ma tenere assieme questi due aspetti del mistero divino.  La croce di Gesù, quella croce che è il segno dello svuotamento, dell’obbedienza, della condi-zione della povertà di Dio, è la volontà di Dio di accostarsi agli uomini senza terrorizzarli. È soltanto attraverso l’invocazione del Figlio e la risposta del Padre al Figlio che noi arriviamo alla verità tutta intera.
Non si può dire Dio, confessare Dio, conoscere Dio, se non mediante una storia, un alleanza con Lui, una storia nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; una storia che plasma il cuore, configura i sentimenti e i desideri grazie alla forza del suo Spirito Santo. Diceva Padre Pio: «Il passato alla Misericordia, il presente alla Grazia, il futuro alla Provvidenza». È una formula che riguarda la Santissima Trinità. Il passato nelle mani della Misericordia di Dio, il presente nel rapporto con Gesù Cristo e il futuro nell’obbedienza alla bellezza che lo Spirito santo suggerisce al nostro cuore. La festa della Trinità è la memoria della mia radice prima, festa del mio destino, specchio della mia struttura profonda, il segreto della vita riuscita e felice.
Gesù è la Misericordia di Dio e lo Spirito Santo, tiene viva la nostra invocazione a Dio, «Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi» (Rm 8,9). Per questo che da subito la Chiesa, obbedendo al preciso comando di Gesù, ha amministrato il battesimo nel nome della Trinità (Mt 28,19).
Oggi vogliamo semplicemente metterci di fronte al Mistero della Trinità che celebriamo, con la tenerezza di figli che vogliono sempre di più abbracciare l’amore del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Comprendere sempre di più che la Famiglia divina, fonte di unità e di amore, sia la nostra famiglia, e dire grazie a Gesù che ha aperto il cuore della Trinità all’ingresso della nostra umanità. E questo, al di là delle opacità e delle oscurità che sempre e da capo, accumula la nostra incredulità e il nostro peccato. Chiediamo al Signore che ci con-fermi, ci faccia entrare nella verità del suo amore trinitario attraverso la rinnovata alleanza, vissuta quotidianamente con Lui.

Es 33, 18-23; 34, 5-7°; Sal 62 (63); Rm 8, 1-9b; Gv 15, 24-27

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