Prepariamo la Domenica

Domenica 28 maggio 2017

SfondoPrepariamoLaDomenicaSplendida pagina questa dell’evangelista Luca che emoziona sempre. Si mette in risalto come i luoghi del Risorto, non siano solo gli spazi del sacro, ma luogo è soprattutto la nostra storia che è “strada” percorsa fino al suo tramonto. Per tutti c’è un cammino che conosce sogni, delusioni, incontri e nuove speranze. Cammino che talora sembra non terminare mai e talora finire subito. Più ci sono gioie e più il cammino sembra accelerare il suo corso, più ci sono dolori e più il cammino non sembra finire mai e il passo si fa lento pesante, incerto. Il racconto di Luca si fa toccante proprio perché ci sentiamo come interpretati da questi due discepoli. Il testo parla di volto triste. Col volto triste e gli occhi incapaci di riconoscere Gesù, i due discepoli di Emmaus avevano camminato accanto al Maestro senza prenderne coscienza. Ma la luce della risurrezione è una luce discreta. Si fa strada tra dubbi, esitazioni, perplessità. Non è un uragano di luci, filtra poco a poco; e a poco a poco – se accolta – rischiara sino a non lasciare più nessuna tenebra. Chiediamoci allora: che cosa è decisivo? Ecco il bivio. Sulla strada del nostro essere in cammino esiste sempre il bivio, il bivio che possiamo definire di Emmaus; lì siamo e sappiamo che non possiamo sottrarci alla scelta. «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Soave invocazione che dice come la nostra storia abbiamo il bisogno di sentire forte la presenza di un Dio vicino, di un Dio amico, di un Dio compassionevole, di un Dio compagno di strada che sia fianco a fianco alla nostra storia, capace di darci l’incoraggiamento giusto e necessario nel momento della difficoltà, della prova, “Resta con noi Signore, perché si fa sera”. Luogo è la storia, strada percorsa da tutti noi, ma poi, luogo è una casa. «Prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». Il miracolo, il gesto della sua vita. La possibilità di riconoscere o non riconoscere Gesù risorto è collocata dentro la libertà dell'individuo e dentro la sua capacità di scegliere in verità e libertà. In un certo modo, Cristo risorto appare lì dove l'uomo liberamente si apre all'iniziativa del Risorto, rendendosi disponibile a lui e dando fiducia a lui. Per poter riconoscere Gesù allo spezzare del pane è indispensabile quindi insistere, prolungare con scelta decisa l’incontro che sembra essere occasionale.
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Domenica 21 maggio 2017

SfondoPrepariamoLaDomenicaÈSpesso la pace che desideriamo, è solo un’assenza di seccature, un modo di essere al riparo da momenti di difficoltà, a volte anche di imbarazzo; ma se vogliamo rimanere in una pace così fatta, fondamentalmente noi dobbiamo vivere un luogo che sappia di separazione. Gesù invece ci dà la pace che è attiva, una pace che costruisce e non separa. Non è rassegnazione, non è un cercare di fuggire dalla vita e dalla sua concretezza; la pace che Gesù ci dà, è incontro e scontro con l’esistenza, affinché essa come dono, possa diventare fruttuosa per noi e la comunità. «Vi lascio la pace, vi do la mia pace»; questo dono è talmente importante, che ogni giorno, nell’Eucaristia, ci viene riproposto prima che lo stesso Corpo di Cristo venga distribuito: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace».  La pace è soprattutto qualcosa di profondamente interiore che sa affidarsi all’unico Maestro, sa affidarsi a consegne che durano pur in presenza di una vita che ha le sue fatiche, e che richiede scelte difficili. Non la devi aspettare per primo dagli altri, è indispensabile il tuo contributo, la tua disponibilità per far stare bene la tua famiglia, il tuo luogo di lavoro, i rapporti con gli altri. È la pace che nasce dal sacrificio di Cristo sulla croce per trionfare nella gioia della risurrezione e che da lì si diffonde a tutte le persone che davvero la vogliono vivere.
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