Il suo racconto prosegue, infatti, illustrando l’episodio che l’ha spinta in maniera decisiva verso la possibilità del perdono per gli assassini del marito. Durante il processo, ha assistito all’abbraccio tra uno degli esecutori materiali del delitto e il figlio, venuto per assistere al processo del padre. In quel momento una nuova consapevolezza ha cominciato a farsi strada dentro di lei. Dietro anche al più efferato criminale si nasconde un uomo con le sue speranze e le sue paure, con i suoi affetti e i suoi dolori, per questo non è giusto vincolare una persona alla sua colpa. Noi siamo di più degli sbagli compiuti, e solo il perdono dà la possibilità di non appiattirsi su di essi.
Certo questo non toglie la responsabilità del male commesso, ma chi sa accogliere il perdono riconosce che quella responsabilità e il peso che ne consegue sono la penitenza che gli spetta per il suo crimine. Più volte durante la serata Gemma Calabresi ha ringraziato coloro che le hanno dimostrato solidarietà, sia nella cerchia dei suoi conoscenti che in incontri casuali della vita: loro sono stati il segno di un Dio che si fa vicino. Un Dio che, come lei ha sottolineato, non si fa vicino solo a chi è religioso o a chi ha fede, ma soprattutto a chi soffre.
Don Luigi
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