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II DOMENICA DOPO L’EPIFANIA – ANNO C
Est 5,1-1c.2-5; Sal 44; Ef 1,3-14; Gv 2,1-11

NozzeCanaÈ il vangelo delle nozze di Cana a guidare tutta la riflessione di questa domenica; ci dice come la manifestazione delle opere di Gesù si radica profondamente dentro la storia degli uomini, una rivelazione intensa che si presenta nella vita concreta. Il Vangelo mostra Gesù presente, con sua madre e i suoi discepoli, a quella festa di nozze. È il suo esserci come condivisione delle attività e sentimenti dell’uomo quali le gioie per una festa (oggi le nozze), ma anche le fatiche e le soffe-renze che la vita riserva. Ciò che fa muovere il racconto delle nozze di Cana è proprio Maria; lei ha notato una insolita mancanza per una festa di nozze e indirizza a Gesù la sua preoccupazione in modo sobrio e asciutto: «non hanno vino», aspettandosi implicitamente che Lui faccia qualcosa. Non lo sta chiedendo apertamente, ma sta riferendo la situazione. La Madre esprime già la fiducia e la certez-za che il Figlio Gesù può operare qualcosa di grande e di bello per quegli sposi. Il suo non è sem-plicemente un gesto d'attenzione e di preoccupazione per la mancanza del segno della festa e della gioia, ma è il venire alla luce di una relazione nuova verso Gesù. Non arretra nemmeno da-vanti alla misteriosa risposta di Gesù, che indubbiamente dice una distanza, una sfida, una pro-va: «Donna che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora»; la Madre mostra una fede radica-le, una fede che sa sperare contro ogni speranza (cfr. Rm 4,18-19), fede che sa attraversare l'ap-parenza. Lì a Cana di Galilea, la Madre che ha accompagnato il figlio nella crescita, avverte che quel rapporto non c’è più, o meglio, è un rapporto cambiato: rimane sempre Madre e tuttavia capisce che anche lei deve diventare discepola del suo Figlio, come sono chiamati a fare tutti. E allora il linguaggio che discende da questo cambiamento di relazione, cambia anche l’aspetto del suo porsi; non più la fase che vede la cura della Madre verso il Figlio, ma l’esigenza di mettersi tra coloro che quel Figlio seguono. Scaturisce da questo cambiamento l’invito che Lei rivolge ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Maria non si attarda ad attendere la spiegazione della risposta avuta dal Figlio, capisce, o meglio, intuisce che tutto quanto aveva custodito dentro di sé nel proprio cuore, adesso gli indica un orizzonte diverso, rispetto alle proprie attese. La pro-spettiva è “l’ora di Gesù”, e questa “ora” riguarderà tutti. Nel Vangelo secondo Giovanni “l’Ora di Gesù”, è un filo rosso che lo attraversa tutto. Gesù dice «Donna, che vuoi da me? Non è anco-ra giunta la mia ora», ma in realtà raccoglie l’invito della Madre. Notiamo che l’occhio carico di premura e amore della Madre, accelera i passi di Gesù, ma accelera anche i nostri. Nell’invito di Maria fatto ai servitori, non è contenuta solo la premessa della trasformazione dell’acqua in vi-no che Gesù compirà, c’è indicato l’atteggiamento che anche noi siamo chiamati ad avere. Le pa-role di Maria sono rivolte a tutti e oggi anche a noi; è come se dicesse che se ci mettiamo in cammino dietro un Maestro così, il vino nuovo del Vangelo riuscirà a dare senso anche alla no-stra vita tanto da poter avere il coraggio della credibilità anche in tempi ritenuti da tutti squalli-di ma venduti come tempi di successo. La parola del Vangelo è Parola che non tradisce perché parla d’amore, di perdono, di rispetto dell’altro; parla all’uomo come uomo, parla della compas-sione e della necessità di aiutare coloro che si trovano nel bisogno, parla del sacrificio non come limite, ma come offerta di sé, parla di un rinnovamento forte tanto che anche la nostra acqua che rappresenta le nostre fragilità e le nostre passioni, - rappresentate bene dalle anfore di pie-tra che servivano per la purificazione - possa essere trasformata in vino buono.

Leggi tutto: Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora

Dedicazione del Duomo di Milano – Anno B
Is 26,1-2. 4. 7-8; 54,12-14°; o Ap 21,9a.c-27; Sal 67 (68); 1 Cor 3,9-17; Gv 10,22-30

dedicazioneQuante volte nella nostra vita abbiamo compiuto il gesto semplice di entrare, o meglio, varcare la soglia della chiesa; è un gesto importante che non dice il solo entrare in quel luogo, ma racconta del desiderio di incontro con Dio, affinché Lui prenda dimora tra di noi. Oggi il tema è quello della Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i Fedeli ambrosiani; la sua è bellezza maestosa che quasi schiaccia, ma la parola del Signore ci fa capire che c’è un livello più profondo del nudo edificio che accoglie. «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello», è il linguaggio che Giovanni utilizza per parlare della Gerusalemme nuova che viene identificata come la Chiesa. Ma al centro della «Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio» la «città santa», non c’è più il tempio che identifica l’Antico Testamento, ma c’è l’Agnello, c’è il Signore: Lui sta al centro come lampada che illumina, così si esprime il testo dell’Apocalisse. «La promessa sposa dell’Agnello», la nuova Gerusalemme è la Chiesa nata dalla Pasqua di Cristo, è lì che attingiamo valore per dare senso nuovo a tutta la nostra vita. Allora, cosa vorrà dire appartenere alla Chiesa «promessa sposa dell’Agnello», se non far convergere cuore, volto, preghiera e sguardo verso Colui che, ci dice Paolo, è il fondamento dell’edificio. Solo così diventa chiamata a divenire comunione vera con il Signore che ci fa essere Chiesa; per questo siamo chiamati ad aderire a questo fondamento edificando la nostra vita con le nostre opere. Quando si decide, quando si ama, quando si spera, quando si perdona, quando si condivide, si costruisce bene su questo fondamento che dà stabilità permanente alla casa. Ma sovente ci capita di entrare in chiesa avendo l’animo sospeso per le tante fatiche che la vita ci presenta; ci capita di cedere al rischio di venire in chiesa come “clienti” e non come veri abitatori della casa, cioè come pietre vive (1 Pt 2,5). Il rischio che sia inverno anche nei nostri cuori è di sempre, perché andare in chiesa come “cliente” non può accendere un riconoscimento che riesca a porre come centro della nostra vita, il Signore Gesù. Lo segnala il Vangelo quando Gesù dice: «Ve l’ho detto, e non credete». Gesù che cammina nel tempio usa un linguaggio diverso da quello che si aspettavano quei Giudei preparati. Il Tempio non sarà casa di tutti perché a quei Giudei Gesù dice: «Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore». Quello è il luogo che non sarà più abitato dal Pastore buono e nemmeno il luogo del gregge che si ritrova attorno al suo Signore e pastore. Gesù è il Pastore che dà la vita per le pecore che conosce una ad una per nome e le conduce proprio perché la sua voce è conosciuta. Nelle parole di Gesù sembra che il luogo fisico non abbia troppa rilevanza, ma sia dato più spazio alla bellezza della relazione Pastore e gregge; questa è la Chiesa nata dalla Pasqua di Cristo che si lascia condurre e guidare dal Signore, il Buon pastore. È davvero sorprendente il modo con cui la Parola di Dio ci spiazza. Il Signore ci dice che al centro della festa non sta il Duomo come costruzione, ma ci sei tu, ci siamo noi, c’è il popolo di Dio in cammino e questo è molto di più del celebrare la bellezza e la grandiosità di una chiesa. È la festa dell’essere Chiesa, è la gioia di appartenere ad un popolo vivo che poggia sul fondamento di Cristo Signore. Noi guardiamo il Duomo come nostro riferimento, ma pensiamo alla gente che in ogni luogo, in Duomo come nella chiesa più umile (la nostra), vi si reca soprattutto per trovare là la coscienza di avere per sé il Padre, per cercare Colui che ci ha cercato di più e molto prima.

Leggi tutto: Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione

VIII DOMENICA DI PENTECOSTE – ANNO B
Gdc 2, 6-17; Sal 105; 1 Ts 2, 1-2. 4-12; Mc 10, 35-45

VIII PentecosteÈ lungo il viaggio verso Gerusalemme, e in quel viaggio l’evangelista Marco coglie e riporta un brano di conversazione tra i due fratelli figli di Zebedeo - Giacomo e Giovanni - e Gesù. Le frasi sono sorprendenti: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Gesù chiede loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?», e i due fratelli rispondono: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». La meraviglia è grande perché i due discepoli, al pari degli altri dieci, hanno trascorso quasi tre anni in compagnia di Gesù, in più loro sono stati testimoni di miracoli portentosi quali la resurrezione della ragazza (Mc 5,41) e della Trasfigurazione (Mc 9,2-10). Può sembrare una richiesta che dica il loro desiderio di essere uniti fino in fondo al loro Maestro e Signore, ma se ci addentriamo bene nel racconto, notiamo come il modo di procedere dei due discepoli sia ben caratterizzato: i due si isolano e facendo così, di fatto congiurano contro gli altri dieci che sono staccati da loro. Ciò che pensano i due fratelli in realtà, è il modo di pensare di tutti. La richiesta avanzata da Giacomo e Giovanni nasconde una segreta ricerca di grandezza e mostra come sia sempre in agguato nell’intimità di ciascuno, di ogni gruppo, di ogni comunità e può risvegliarsi in ogni momento e proporsi in mille modi, presentandosi a volte anche come il desiderio di cercare la perfezione assoluta. I due Apostoli sembrano fermarsi ad una visione mondana del potere non ricordando più ciò che pochissimo tempo prima Gesù per la terza volta aveva ricordato loro parlando apertamente della sua fine ormai vicina (Mc 10,33-34). Non hanno compreso ancora che sarà la Croce il luogo e trono in cui si manifesterà la signoria e la gloria di Gesù, e che quel battesimo e quel calice amaro sarà anche la loro sorte che segnerà la fine del loro ministero di Apostoli dopo la Pasqua di Gesù. L’ambizione per sé non è una cosa cattiva, ma deve essere una sana ambizione che permetta alle proprie capacità di essere messe a frutto per ottenere il meglio e metterlo a servizio degli altri; non può essere un’ambizione malata che faccia aspirare di essere ai primi posti solo per il gusto di detenerli; oppure occuparli ad ogni costo anche schiacciando l’altro, offendendo l’altro, usando ogni artificio e ogni mezzo anche il più inopportuno e magari più corruttivo, per essere ai primi posti. Abbiamo ben presente come Satana tentò e mise alla prova Gesù; aveva adoperato le armi della seduzione insinuando che poiché era il Figlio di Dio poteva avvalersi delle sue facoltà per avere il potere e la gloria mondana (cfr Mt 4,5-9). Sappiamo però come Gesù abbia resistito a quelle tentazioni scegliendo un cammino di vera libertà di spirito e facendolo con la sua umanità, con la sua umiltà e il suo servizio.

Leggi tutto: Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire

VII Domenica di Pentecoste – Anno B
Gs 10, 6-15; Sal 19 (20); Rm 8, 31b-39; Gv 16, 33 – 17, 3

df16MECi sentiamo condotti in momenti e situazioni molto diverse da questi tre testi che la liturgia oggi ci pone davanti. All’interno di ciascuno di essi è possibile per noi trovare una parola che illumina, che scalda il cuore, che dà forza e lasci intravvedere i passi più preziosi da realizzare. La prima pagina vede una situazione di grave lotta, anzi, addirittura di guerra. Se fossimo vicini a situazioni così, ciò che percepiremmo immediatamente sarebbe proprio il senso di totale impotenza. Del resto, la storia lo va dicendo quasi ogni giorno; non è, quella illustrata dal testo del Libro di Giosuè, una situazione rimasta ancorata al libro stesso, ma è situazione che attraversa continuamente e purtroppo la vita di popoli, di nazioni, di etnie, di culture, di religioni. Anche in una situazione così però, la Scrittura e in genere tutta la Tradizione di preghiera della Chiesa, regala una possibilità in cui anche da poveri quali siamo, ci accorgiamo di poter entrare in drammi come questi mediante l’invocazione al Signore. Del resto, la Liturgia delle ore che scandisce la preghiera di ogni giornata comincia proprio con l’invocazione: “O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto”. Quante volte le preghiere dei salmi non solo ci raggiungono, ma poi ci escono dal cuore come parole vere che dicono l’impotenza grande e sofferta di chi non riesce assolutamente a fare qualcosa, e tuttavia si affida e affida al Signore la sorte di chi è in un pericolo così grave. E il Vangelo ci porta nella cosiddetta sezione dei discorsi di addio. È il congedo di Gesù che anticipa la sua Passione e morte; è un momento intenso ma insieme estremamente sofferto perché è vigilia di qualcosa di incredibile, di inaudito che abiterà per sempre il cuore dei Discepoli. Ognuna delle parole di Gesù ha il sapore di un testamento; una consegna che afferma che, se anche è grave il momento che Lui sta vivendo, tuttavia ha la passione e la forza di dirci: «abbiate pace in me». Non è facile vivere la verità di queste parole quando si abita una situazione difficile e sofferta che non fa intravvedere immediatamente lo sbocco, il realizzarsi di una soluzione che sbrogli le fatiche e le sofferenze. Le parole che Gesù dice vanno oltre questo momento, sono una promessa che aiuta a superare le nostre difficoltà e allora si acquista anche la capacità di attendere, la capacità di aspettare, la capacità di invocare. E che cosa sorregge questa capacità? La promessa di Gesù: «io ho vinto il mondo» e ancora, «abbiate pace in me» che genera Speranza. A questo riguardo va osservato che mentre i non credenti nella sofferenza tendono a scoraggiarsi e a disperarsi, i cristiani, proprio attraverso di essa, maturano nella forza, e questa forza – commenta Paolo – ci apre alla speranza (cfr. Rom 5,2-5). È la promessa di Dio, è la promessa di Gesù e Gesù non fa promesse che poi lascia lì; le promesse le consegna e poi via via, aiuta affinché si realizzino. Le difficoltà, i problemi, le situazioni di fatica non potremo mai vederle tutte risolte, ma sostiene sapere che la promessa del Signore è nel cuore della storia che stiamo vivendo perché ci dice: «abbiate pace in me». Vuole dire riuscire a vivere interiormente una condizione di fiducia anche quando in superficie ci sono onde e burrasche, eventi che sradicano di tutto, ma dentro si ha consolidato il punto fermo che avvertiamo sostenerci e sorreggerci. Questa è la parola splendida di Gesù che, in momenti drammatici per Lui, dice ai suoi discepoli che stavano perdendo il loro Maestro. È modo vero, grande e bello di vivere la fede; esprime confidenza e fiducia.

Leggi tutto: Chi ci separerà dall’amore di Cristo?

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Appuntamenti

22 Mag 2026
Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
Festa Patronale - Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
22 Mag 2026
Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
Festa Patronale - Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
22 Mag 2026
Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
Festa Patronale - Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
22 Mag 2026
Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
Festa Patronale - Santa Maria Ausiliatrice in Certosa
25 Mag 2026 ore:21:00 -
Auditorium scuola Maria Ausiliatrice - Via Serniano SDM
Presentazione mostra dedicata a San Carlo Acutis
27 Mag 2026 ore:21:00 -
Oratorio di POASCO
Guerre Dimenticate
31 Mag 2026
San Donato
Viaggio di Fraternità - Il Volto del Crocifisso
20 Giu 2026 ore:11:00 -
CHIESA DI POASCO
Celebrazione Battesimi

MESE MARIANO

Mese di maggio. La nostra comunità desidera rinnovare la bella tradizione della preghiera del Rosario, affidando alla Madonna il cammino delle nostre famiglie, delle nostre parrocchie e della nostra città.
Prima delle sante messe vespertine. Il lunedì, martedì e mercoledì in chiesa a Incarnazione alle ore 20.45 Giovedì 14 ore 20.45 torri di via Parri
Dal lunedì al venerdì presso l’edicola della madonna dell’oratorio di Poasco alle 20.45

Giorni e orari iscrizione oratorio estivo 2026

Giorni e orari delle iscrizioni

Di seguito i giorni previsti per effettuare le iscrizioni nei vari oratori.

Sant’Enrico

* 14 maggio dalle 16.00 alle 18.00
* 15 maggio dalle 15.00 alle 18.30
* 16 maggio dalle 9.00 alle 12.00

Incarnazione

* 10 maggio dalle 15.30 alle 18.00
* 19 maggio dalle 18.00 alle 19.30
* 23 maggio dalle 10.00 alle 12.00 (a Incarnazione)
* 24 maggio dalle 16.00 alle 18.00 (a Certosa)

Paolo VI

* dall’11 al 15 maggio dalle 16.30 alle 18.30
* dal 18 al 22 maggio dalle 16.30 alle 18.30
* 30 e 31 maggio dalle 15.00 alle 18.00

San Donato Vescovo e Martire

* 15, 22 e 29 maggio dalle 16.30 alle 19.00
* 16, 23 e 30 maggio dalle 17.00 alle 19.00
* 17 e 24 maggio dalle 17.00 alle 19.00

Poasco

* 19 maggio dalle 17.00 alle 19.00
* 23 maggio dalle 10.30 alle 12.30
* 26 maggio dalle 17.00 alle 19.00

Scarica il modulo di iscrizione

IL VOLTO DEL CROCIFISSO

Trame Sacre - Mostra a Santa Barbara

Dal 31 maggio al 2 giugno la Chiesa di San Donato propone a tutti, famiglie, ragazzi e singoli, tre giorni di fraternità aperti alle sei parrocchie, nati su iniziativa del Consiglio pastorale come un momento significativo del cammino di comunione che stiamo vivendo.

Se vuoi saperne di più clicca qua

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Pellegrinaggio Assisi 2026

Pellegrinaggio cittadino ad Assisi in occasione dell'VIII centenario della morte di San Francesco d'Assisi.
Il pellegrinaggio si svolgerà tra il 14 e il 17 settembre 2026.
Per informazioni e iscrizioni:
diacono Giuliano
Parrocchia di Poasco
tel. 02.5692933
segreteria@parrocchiapoasco.it

Scarica qui il programma completo

Le iscrizioni verranno chiuse il 20 Aprile 2026.
AFFRETTATI!!

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TRAME SACRE

Trame Sacre - Mostra a Santa Barbara
Arazzi di 16 artisti contemporanei
realizzati per gli 800 anni della cattedrale di Cosenza.

Matroneo della Chiesa di
Santa Barbara

La mostra sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026

Consulta il calendario eventi per scoprire le iniziative legate alla mostra

SPAZIO COMPITI

spazio compiti

Per tutti i ragazzi e le ragazze dalla prima alla terza media, il martedi e il giovedì dalle 15 alle 17, presso il bar dell'oratoriodi Poasco, apre il servizio "Sapazio compiti", tenuto da alcune insegnanti volontarie della nostra comunità.
Il servizio inizierà martedì 27 gennaio.
Al primo appuntamento è bene presentarsi con un genitore in modo da compilare l'iscrizione
Per informazioni scrivere a: segreteria@parrocchiapoasco.it

GRUPPO ACOR

LogoSDM

Presso la Parrocchia di Poasco si riunisce mensilmente il Gruppo ACOR, che propone momenti di incontro e preghiera per chi vive o ha vissuto una separazione o un divorzio.
Gli incontri si tengono dalle 17.30 alle 19.30. ​Per informazioni:

don Luigi Rivolta
☎️ 351 818 7211
✉️ dgigi@gmail.com

PERCORSO FIDANZATI 2025-2026

CorsoFidanzati
Le Parrocchie di San Donato invitano tutte le coppie di fidanzati a mettersi in cammino per prepararsi al Sacramento del Matrimonio. Proponiamo tre itinerari, che si terranno tutti i lunedì sera, come occasione di incontro, preghiera e confronto. Chi desidera partecipare è invitato a scrivere al più presto per informazioni e iscrizioni.

Poasco – Maria Assunta in Poasco
• Dal 12 gennaio al 22 febbraio 2026
· Info: dgigi72@gmail.com

Santa Barbara
• Dal 13 aprile al 18 maggio 2026
• Info: mario.zaninelli@gmail.com

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